La storia di Tatiana, 67enne originaria della Crimea: “Vivo in 15 metri, ma mi sento fortunata”
Vive a Merano da 20 anni, ha lavorato in alberghi, nove anni in un negozio di alimentari e attualmente la domenica lavora tre ore come assistente di una persona anziana. "Non ho soldi per pagare l'affitto di un appartamento", spiega con grande onestà
MERANO. Ci sono storie che toccano il cuore e ti lasciano senza fiato. Sono le storie degli invisibili, di chi a 67 anni - dopo una vita di lavoro - è ancora costretto a vivere in un container per senzatetto. Quindici metri quadrati appena, tra l'altro da condividere. E sogna di tornare ad avere un'occupazione a tempo pieno nonostante le ginocchia che iniziano a cedere e un grave problema di salute da poco messo alle spalle.
Questa è in estrema sintesi la storia di Tatiana, raccolta grazie all'aiuto della collega del Dolomiten Luise Malfertheiner, che ha saputo scavare nel profondo e cogliere la forza di una donna che comunque sa dire grazie a chi le ha dato un tetto in un momento di difficoltà, in cui non può permettersi affitti che già in Trentino o a Mantova giudicherebbero pura follia.
Tatiana vive e lavora a Merano da 20 anni: «Ufficialmente mi pagavano 4 ore ma in negozio restavo quasi 12 ore». Parte dei container per senzatetto a Merano, in via IV Novembre, è dedicata esclusivamente alle donne. I posti in totale sono 45, di cui 25 per le signore.
Tatiana è originaria della Crimea, vive a Merano da 20 anni, ha lavorato in alberghi, nove anni in un negozio di alimentari e attualmente la domenica lavora tre ore come assistente di una persona anziana.
"Non ho soldi per pagare l'affitto di un appartamento", spiega con grande onestà. Tatiana, madre di una figlia di 45 anni e nonna con una nipotina, 25 anni fa ha lasciato la Crimea per trasferirsi in Italia. "Ero impiegata di banca, ma all'inizio degli anni 2000 non c'era più lavoro e dovevo pensare anche ai miei genitori, a mia figlia e a mia nipote. Così me ne sono andata", racconta.
A Catanzaro ha lavorato come badante fino alla morte dell'anziano che accudiva. Un'amica di Roma le ha poi consigliato di venire in Alto Adige, dove c'era lavoro in abbondanza. Così nel 2005 è arrivata a Bolzano e ha trovato lavoro in un hotel vicino alla città.
"Facevo di tutto: pulivo le camere, preparavo la colazione, facevo il bucato. La mia datrice di lavoro era soddisfatta e voleva continuare a tenermi con sé. Sono dovuta tornare a Kiev con il contratto di lavoro e tutti i documenti per ottenere un permesso di soggiorno all'ambasciata italiana. Ci sono voluti quattro mesi e ore di attesa in coda per entrare all'ambasciata. Visto che il mio contratto di lavoro era valido solo per un altro mese, ci sono stati altri problemi burocratici", racconta.
Una volta tornata, ha lavorato per una stagione in un rifugio Cai in Val Badia. "Amo la montagna, lì mi sento bene", dice guardando indietro. Poi sono seguiti lavori stagionali in hotel di buon livello a Bolzano e infine a Merano. "Mi piaceva il lavoro, ma i datori di lavoro guardano all'età. Lo capisco". Alla fine ha lavorato per nove anni in un negozio di alimentari a Merano. "Sulla carta lavoravo 4 ore, in realtà erano dodici. Il datore di lavoro non voleva darmi un contratto a tempo pieno. 'Mi costa troppe tasse', mi diceva", racconta Tatiana.
I problemi di salute.
Dopo la sua morte, ha ricominciato a lavorare come badante. Quando poi le sue ginocchia hanno smesso di funzionare, prima la destra e poi la sinistra, ha iniziato la sua discesa, tanto da finire ai margini della società. "Dopo l'operazione ho dovuto camminare con le stampelle per sei mesi. A questo si è aggiunto un tumore al seno, che mi è stato asportato all'ospedale di Merano", racconta Tatiana.
Senza reddito, non aveva i soldi per pagare l'affitto di 1.200 euro, comprese le spese condominiali. "Ero distrutta e sono andata in Comune. Ho avuto la grande fortuna di trovare un posto tra i senzatetto", racconta. Condivide il container di 15 metri quadrati con una donna albanese.
"In inverno non è piacevole andare in bagno di notte. Ma sono contenta di avere questo posto". La mattina bisogna lasciare l'alloggio entro le 8.30. "Allora faccio un giro in città. C'è una sala per anziani dove posso riscaldarmi. Durante il giorno mi servono 3/4 euro. Qui al rifugio per senzatetto ci sono la colazione e la cena. Sto bene, ma mi piacerebbe lavorare. Non vuole più tornare in Crimea. "Sento mia figlia ogni giorno tramite videochiamata, ma non ci vediamo da anni". Il sogno? Un piccolo appartamento comunale.