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Merano. «L’uscita di Alessandro Urzì è fuori tempo massimo»: lo dice Diego Nicolini, consigliere provinciale M5s, riferendosi alle dichiarazioni dell’esponente di Fratelli d’Italia/Alto Adige nel cuore sull’interessamento di un investitore cinese per rilevare lo stabilimento ex Solland a Sinigo e riattivare la produzione. Nicolini afferma di aver parlato con il Mise «proposito di una chiamata arrivata dalla Cina» nei giorni scorsi «che sarebbe stata graditissima qualche mese fa ma che adesso è fuori tempo massimo. Noi del M5s abbiamo fatto il massimo per salvare la Solland Sinigo, personalmente mi sono speso per settimane giorno e notte, sempre in contatto con gli stakeholder, alla ricerca di soluzioni. Ci stava a cuore far ripartire la produzione alla Solland. Il Mise ha però constatato che l’interlocutore unico è la Provincia, che non ne vuole sapere e che il Mise non può nemmeno fare da intermediario. Purtroppo è così e tutto il resto è mera speculazione politica».
Nicolini dunque si riferisce al tardivo intervento del collega Alessandro Urzì che «mesi dopo la fine della triste storia della Solland ha scritto un comunicato per rispolverare l’affaire. Cerchiamo di occuparci innanzitutto di quello di cui c’è bisogno nell’immediato e di evitare speculazioni politiche. È un momento davvero delicato in cui l'Italia è unita dal Brennero a Lampedusa: qualcuno vuole trovare argomenti disgreganti» . Altre gelate sulla vicenda erano giunte sia dai sindacati sia dalla Al Invest, la società che all’asta fallimentare si è aggiudicata i beni residui della Solland.
Nicolini dunque si riferisce al tardivo intervento del collega Alessandro Urzì che «mesi dopo la fine della triste storia della Solland ha scritto un comunicato per rispolverare l’affaire. Cerchiamo di occuparci innanzitutto di quello di cui c’è bisogno nell’immediato e di evitare speculazioni politiche. È un momento davvero delicato in cui l'Italia è unita dal Brennero a Lampedusa: qualcuno vuole trovare argomenti disgreganti» . Altre gelate sulla vicenda erano giunte sia dai sindacati sia dalla Al Invest, la società che all’asta fallimentare si è aggiudicata i beni residui della Solland.


