MERANO. Se i canoni di locazione abitativa a Merano ormai viaggiano ai livelli delle grandi metropoli del nord, mettendo in croce chi cerca casa, non se la vedono certo meglio i commercianti, spesso stritolati da affitti che impongono la classica stretta della cinta: riduzione del personale e aumento dei prezzi di vendita.

Complice una stagione turistica che stenta a decollare, anche per via della quasi recessione in Germania dalla quale arrivano meno turisti, o comunque approdano in Alto Adige villeggianti disposti a spendere con più parsimonia rispetto al passato, in città riesplode la polemica sugli aumenti dei canoni di affitto, in questo caso degli immobili comunali. Si arriva anche alla situazione, in questo specifico caso non per volontà dell'amministrazione pubblica - proprietaria delle mura - ma per libera offerta di un privato, di un canone d'affitto di oltre 22.000 euro per un negozio di proprietà comunale all'entrata del municipio.

Prezzi da capogiro.

Un quadro che ben dipinge una polemica nata tra i commercianti, dopo l'inserzione della amministrazione comunale di un bando per la concessione di un immobile di sua proprietà in Corso della Libertà. Venticinque metri quadrati per cui il Comune chiede qualcosa come 8.491 euro al mese: 280 euro al giorno, feste comprese. Un locale ora vuoto che fino alla fine del 2024 ospitava un negozio di gastronomia per il quale l'affitto era stabilito in poco meno di 2.000 euro al mese. Almeno fino al 2023. Infatti, in scadenza del contratto d'affitto, un commerciante concorrente, il quale avrebbe voluto occupare quel locale, al Comune ha offerto un canone appunto di 8.491 euro.

Pur di non perdere il suo punto vendita, con non poca fatica il conduttore ha esercitato il diritto di prelazione e per tutto il 2024 ha gestito l'esercizio versando all'amministrazione quasi 9.000 euro al mese. Troppi, nonostante la posizione centrale del negozio. Quindi, la decisione di lasciare il locale per trasferirsi altrove. A questo punto, de jure il Comune si è ritrovato a dover mettere al bando quel locale - oggi ancora vuoto - proprio alla cifra di 8.491 euro.

Effetto domino.

Se la gara dovesse andare deserta, come è probabile, spiega il vicesindaco Nerio Zaccaria, quella cifra sarà notevolmente abbassata. Ma nel frattempo, il vecchio conduttore ha dovuto sopportare un trasferimento e il locale sul Corso risulta ancora vuoto. Allo stesso modo, sempre sul Corso, il gestore di un noto esercizio commerciale sempre di proprietà comunale ha visto il suo affitto, rinnovato di recente - dopo una stima da parte dei tecnici incaricati dall'amministrazione - aumentare da 5.800 a ben 7.900 euro al mese. L'effetto di queste procedure, completamente aderenti alle normative vigenti, va detto, che sostituiscono la pratica del tacito accordo precedentemente adotta dalla amministrazione, sta però facendo schizzare alle stelle il costo dei locali commerciali. Con i privati che guardano a quanto accade e volentieri adeguano i loro canoni verso l'alto.

Un effetto domino, insomma. A questo punto, uno dei punti che i commercianti contestano è il fatto che, alla fine, i locali comunali dati in affitto a privati, dagli stessi vengono arredati e preparati per ospitare l'attività commerciale. Anche questi, costi non indifferenti, tutti a carico del privato il quale, quando lascia l'attività è costretto a portarsi dietro tutto l'arredamento. Questa esplosione dei costi per i conduttori viene inevitabilmente scaricata sul consumatore finale, oltre che produrre una stretta sul numero dei collaboratori.

L'opinione.

Una situazione, fa notare Roberta Prantl (già candidata alle comunali nelle file di Alleanza per Merano) del bar Piccolo (che alloggia dentro mura in affitto dal Comune), che stride con la campagna elettorale della sindaca Katharina Zeller la quale sulle sue pagine social denunciava: «Gli affitti elevati dei negozi e il crescente commercio online stanno mettendo sempre più sotto pressione i commercianti», promettendo poi rimedi. «Posso comprendere che l'affitto aumenti per adeguarsi all'inflazione, ma il Comune deve considerare, quando mette a bando un suo locale e per questo chiede una valutazione preventiva sul prezzo che andrà a chiedere, che il commerciante poi si deve fare carico di una serie di costi per allestire i locali, e di fronte ad affitti elevati, lo stesso si vedrà costretto ad aumentare il prezzo dei beni venduti, a tutto svantaggio dei clienti, quindi soprattutto dei meranesi», le parole di Prantl.