Merano. La commissione pari opportunità non si riunisce da mesi. Più precisamente, dal 24 gennaio, giorno dell’ultima seduta. Nel frattempo c’è stato l’abbandono di un neonato da parte della madre a Lana, insieme a fatti che affondano nella cultura come la condanna di Greta Thunberg e di Carola Rackete in quanto donne e, a Merano, la famigerata dichiarazione del consigliere leghista Andrea Maestri rispetto a uno «strapotere delle donne» cui il ddl Pillon avrebbe «finalmente» messo un argine. «È un peccato, la commissione potrebbe avere valore formativo nei confronti dei cittadini e degli stessi consiglieri», commenta la presidente del consesso cittadino Francesca Schir.

La commissione.

La commissione per le pari opportunità tra donne e uomini è composta dalle sette consigliere comunali e dalle due assessore. Presieduta da Alexandra Ganner (Svp), con Emanuela Albieri come vice (Civica per Merano), ha il compito di discutere le politiche di genere cittadine, prendendo posizione sui temi che riguardano le donne. Per esempio il gender gap, cioè la disparità salariale tra uomini e donne, ma anche le politiche di sostegno alla famiglia, fino a quelle di contrasto alla violenza di genere, che, va ricordato, non si fa coi corsi di autodifesa.

È diversa dal comitato per le pari opportunità, istituito nel 2005 e composto da sei funzionarie dell’amministrazione e preposto alla segnalazione di eventuali disparità sul piano lavorativo e a garantire il rispetto delle leggi e teso a migliorare le condizioni di lavoro delle donne.

La mancata convocazione.

La commissione per le pari opportunità non è tenuta a riunirsi secondo scadenze precise. Ma otto mesi senza una convocazione a Schir sembrano un periodo troppo lungo, soprattutto considerando che almeno due eventi hanno toccato Merano molto da vicino. «La giunta si è insediata nella primavera del 2015, e per la prima, faticosa convocazione della commissione bisogna arrivare al marzo del 2016, dopo una mia forte insistenza – spiega la presidente del consiglio comunale –. Avevo anche scritto a Ganner e ad Albieri, informandole del mio disappunto per queste lentezze. So che durante la legislazione di Januth a un certo punto, forse per uno screzio interno al consiglio, non fu più chiamata a riunirsi». Ma è parte integrante del regolamento comunale convocare le varie commissioni.

I temi da affrontare.

L’ultimo incontro di quella presieduta da Ganner risale al 24 gennaio. «In questi otto mesi ci sono state varie vicissitudini. Innanzitutto il caso eclatante del consigliere Maestri, che durante la discussione del mio ordine del giorno relativo a una richiesta di presa di posizione rispetto al Congresso delle famiglie di Verona ha commentato così: “Il ddl Pillon finalmente cerca di mettere un argine allo strapotere che le donne hanno acquisito negli ultimi anni”. Poi, andando avanti nel tempo, la demonizzazione di Rackete non tanto sul piano politico, quanto piuttosto perché una donna, con questo inquadramento a facilitare l’individuazione del bacino di insulti cui attingere. Lo stesso per Greta, ridotta a “ragazzina”, presa in giro per aver mostrato un carisma poco rassicurante rispetto alla narrazione della sottomissione femminile. E infine l’abbandono di un neonato da parte di una madre, di una lavoratrice stagionale, di una donna in chissà quali difficoltà. Sono tutti temi ai quali la commissione, secondo me, dovrebbe reagire. Servirebbe restituirle un valore politico, il potere di una dichiarazione d’intenti».

Il silenzio di Ganner.

Durante l’ultima seduta del consiglio comunale, Schir ha chiesto espressamente perché la commissione non sia convocata da gennaio. «L’assessora Strohmer era assente, ma Ganner invece c’era. Be’, non ho ricevuto risposta. Se fossi stata io, la presidente della commissione, avrei cercato di rispondere, e poi il giorno dopo avrei mandato la convocazione. Ora il comitato per le pari opportunità sta elaborando il Piano per l’uguaglianza 2019-2024: spero almeno che prima della ratifica saremo chiamate a esprimerci».