Merano. Il peggior nemico per un imprenditore è sicuramente l’indeterminatezza delle regole da rispettare. Quando hai un hotel da gestire, comprensivo di bar, ristorante e piscina, i problemi si moltiplicano, perché ognuno di questi ambiti rappresenta un piccolo mondo a sé che va amministrato. Per questo motivo avere regole chiare e precise per un imprenditore è una condizione indispensabile: condizione che però durante la fase 2 per molti sembra un’utopia. È proprio questo che lamenta Heidi Brunner, proprietaria dell’omonimo Hotel Brunner di via Verdi, la quale, nonostante la possibilità di riaprire, ha deciso di tenere chiuso il proprio tre stelle superiore perché, spiega, «ogni giorno i regolamenti cambiano: la Provincia dice una cosa, lo Stato ne dice un’altra».

Il problema, racconta Brunner, sta tutto nel fatto che il conflitto legislativo innescato dall’entrata in vigore della doppia regolamentazione – statale e provinciale – per un albergo di piccole dimensioni potrebbe essere fatale. «In questo momento non vorrei fare altro se non aprire, ma se decidessi di farlo e poi arrivassero le forze dell’ordine per un controllo, con questa confusione sarebbe facile trovarsi nei guai e dover pagare multe salatissime», sottolinea. E nel rimarcare il suo sconforto la gestrice ci tiene a far sapere che questa situazione rischia di mandare sul lastrico molti imprenditori che hanno dedicato una vita a costruire, migliorare e abbellire le loro strutture ricettive.

«Avevamo diverse prenotazioni, poi cancellate per via dell’emergenza coronavirus. Forse per settembre qualcuno si farà vivo, ma è ancora tutto da vedere», rileva amaramente Brunner. Considerazioni che si aggiungono ad altre fondate sull’esperienza pluriennale nella gestione di un hotel. «Gli ospiti chiamano e si informano ma ovviamente hanno paura che una volta arrivati da noi poi non possano più tornare indietro, magari per via dello scoppio di un nuovo focolaio. Poi però ci sono quelli che magari non hanno paura di nulla ma non si lascerebbero dire di mettere la mascherina e di lavarsi le mani, e allora saremmo noi i responsabili, in una situazione complicata da gestire», rimarca. Il problema dei confini ancora chiusi è un’altra questione calda per gli albergatori: tanti, come Brunner, attestano di aver ricevuto richieste di prenotazioni dall’estero ma allo stesso tempo di aver dovuto concedere la garanzia di rimborso totale della prenotazione in caso di mancata apertura delle frontiere o di un cambiamento della situazione sanitaria in Alto Adige.

I problemi dei potenziali clienti chiaramente attraversano i pensieri di un imprenditore, che deve valutare se il gioco valga la candela. Infatti, per una struttura di venti stanze come l’Hotel Brunner, riaprire significherebbe ridurne il numero, chiudere la piscina o limitarne in modo drastico l’utilizzo, ma anche dover acquistare costosissimi pannelli di plexiglass, istituire turni di disinfezione dei locali e, una volta accettata la prenotazione, controllare che gli occupanti della stanza siano realmente conviventi, oltre a supervisionare ogni loro comportamento. Con il rischio di dover chiedere cifre improponibili per una stanza.

«Se potessi capire con certezza che cos’è concesso per legge e cosa invece non lo è sarei la prima a chiamare i miei dipendenti e riaprire, ma il problema è che non si sa a che cosa si va incontro», spiega l’albergatrice. L’associazione di categoria le avrebbe suggerito di attendere un po’, almeno fino a quando le normative non saranno chiare per tutti. Proprio perché riaprire ora, oltre alla paura di commettere errori ed essere sanzionati, significherebbe anche un esborso extra per rispettare la normativa sanitaria. E tutto finirebbe nel conto dell’ospite. Infine, uno dei rischi reali ma sottovalutati, spiega Brunner riferendosi ai suoi quattro collaboratori, è che questa situazione di incertezza e incapacità di garantire il posto di lavoro agli stagionali del settore nel lungo periodo porterà questi verso altre destinazioni, provocando un danno al settore alberghiero, una volta privato di manodopera qualificata che spesso torna in Alto Adige da anni per prestare servizio durante la stagione turistica.