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Merano. Il consiglio comunale ha aderito (quasi) all’unanimità alla mozione con cui i Verdi chiedevano provvedimenti legali nei confronti dei partecipanti alla manifestazione del 30 maggio. Dirimente il contributo di Alleanza per Merano, l’impegno a fare un esposto alla Procura della Repubblica di Bolzano affinché siano riconosciuti, identificati e sanzionati i partecipanti che quel pomeriggio in piazza della Rena hanno apertamente violato le norme in materia di contrasto del contagio. Entro 90 giorni dall’avvenimento infatti si può procedere ad azioni investigative che eventualmente portino a sanzioni amministrative. Come? Tra le vie ipotizzate, l’individuazione attraverso le tante immagini diffuse pure dagli stessi partecipanti. Dopo una lunga discussione i consiglieri hanno acconsentito alla proposta della presidente Francesca Schir di aggiungere le loro firme all’articolo 23 di sindaco e Verdi, già siglato prima della discussione anche dall’Svp con la firma del capogruppo Karl Freund. Unica eccezione, il non-voto della Civica, impegnata nell’attività di contrasto nei confronti dei Verdi.
L’articolo 23.
Come già successo due settimane fa in tema di ripresa delle attività economiche, sociali e culturali, anche stavolta una forza di maggioranza usa lo strumento dell’articolo 23, un documento sottoposto al consiglio perché particolarmente urgente. Non una delibera di giunta, quindi, ed è qui che la Civica accusa il sindaco di «debolezza» per il fatto di aver presentato un documento urgente «ingiustificabile» e reiterando il mantra di «una giunta tenuta insieme con lo spago». Oggi ai centristi l’appoggio dato due settimane fa all’articolo 23 lanciato dall’Svp in tema di ripresa non sembra pertinente. «Abbiamo scelto questa via perché la discussione deve essere quanto più rappresentativa possibile», ha già anticipato l’estensore Toni Ladurner, cui poi farà eco il sindaco.
La discussione.
A monte di una discussione durata un’ora e mezza, le ricostruzioni di Rösch (già sull’Alto Adige del 2 giugno) e del comandante della polizia locale Fabrizio Piras, qui riportate nella scheda a lato, con un focus sulla differenza tra pubbliche manifestazioni e riunioni in luogo pubblico che permette di inquadrare il grado di responsabilità dell’amministrazione comunale. Accantonata l’opportunità dei temi portati in piazza, se non per lo stigma dell’assessore Pd Diego Zanella («complottisti farneticanti e pericolosi, senza rispetto per chi ha seguito una disciplina ferrea») cui risponde una blanda difesa dell’organizzatrice Sarah Maria Lechner portata avanti da Josefa Brugger («la conosco, non credo che si aspettasse un tale afflusso»), la maggior parte degli interventi si incentra sulla richiesta di azioni legali nei confronti dei partecipanti che hanno violato le prescrizioni anticontagio. Se ne fanno portavoce Freund per l’Svp, Sergio Armanini per la Lega, Zanella, Nerio Zaccaria per Alleanza. I due assessori pigiano un tasto delicato. Il primo mette l’accento su un corpo di polizia locale «affaticato nella gestione della sicurezza senza godere di un supporto adeguato», il secondo reclama «la necessità di una maggiore collaborazione tra le forze dell’ordine: ognuna faccia un passo indietro e poi si stabilisca chi debba avere un ruolo di coordinamento».
L’articolo 23.
Come già successo due settimane fa in tema di ripresa delle attività economiche, sociali e culturali, anche stavolta una forza di maggioranza usa lo strumento dell’articolo 23, un documento sottoposto al consiglio perché particolarmente urgente. Non una delibera di giunta, quindi, ed è qui che la Civica accusa il sindaco di «debolezza» per il fatto di aver presentato un documento urgente «ingiustificabile» e reiterando il mantra di «una giunta tenuta insieme con lo spago». Oggi ai centristi l’appoggio dato due settimane fa all’articolo 23 lanciato dall’Svp in tema di ripresa non sembra pertinente. «Abbiamo scelto questa via perché la discussione deve essere quanto più rappresentativa possibile», ha già anticipato l’estensore Toni Ladurner, cui poi farà eco il sindaco.
La discussione.
A monte di una discussione durata un’ora e mezza, le ricostruzioni di Rösch (già sull’Alto Adige del 2 giugno) e del comandante della polizia locale Fabrizio Piras, qui riportate nella scheda a lato, con un focus sulla differenza tra pubbliche manifestazioni e riunioni in luogo pubblico che permette di inquadrare il grado di responsabilità dell’amministrazione comunale. Accantonata l’opportunità dei temi portati in piazza, se non per lo stigma dell’assessore Pd Diego Zanella («complottisti farneticanti e pericolosi, senza rispetto per chi ha seguito una disciplina ferrea») cui risponde una blanda difesa dell’organizzatrice Sarah Maria Lechner portata avanti da Josefa Brugger («la conosco, non credo che si aspettasse un tale afflusso»), la maggior parte degli interventi si incentra sulla richiesta di azioni legali nei confronti dei partecipanti che hanno violato le prescrizioni anticontagio. Se ne fanno portavoce Freund per l’Svp, Sergio Armanini per la Lega, Zanella, Nerio Zaccaria per Alleanza. I due assessori pigiano un tasto delicato. Il primo mette l’accento su un corpo di polizia locale «affaticato nella gestione della sicurezza senza godere di un supporto adeguato», il secondo reclama «la necessità di una maggiore collaborazione tra le forze dell’ordine: ognuna faccia un passo indietro e poi si stabilisca chi debba avere un ruolo di coordinamento».


