MERANO. Un’operazione pubblicitaria, l’incontro della Civica per Merano sulle spese sostenute per i festeggiamenti “700xM”? «Non ci vedo malafede, anzi, ho apprezzato molto l’iniziativa», risponde il vicesindaco Andrea Rossi, che l’altra sera ha partecipato all’evento. «I conti della Civica sono giusti, ma un altro conto è dire che abbiamo sforato il tetto di 500 mila euro. Diverse delle voci incluse nel conto da un milione di euro erano interventi che avevamo già inserito nel programma di giunta: vista l’occasione, abbiamo deciso di farli contestualmente ai festeggiamenti, senza creare fondi ad hoc come invece è stato deciso per i 500 mila da destinare agli eventi dei 700 anni. Si parla del rifacimento di parte del municipio, per esempio, o della casa dei giudici al tennis. E ci siamo adoperati perché ci tornassero indietro 100 mila euro, da Provincia, Regione e sponsor, andati alle associazioni e alle casse comunali. Non abbiamo aumentato il budget alle associazioni: abbiamo proposto loro di fare iniziative sul tema, anche raccogliendo un’adesione incoraggiante».

Ma allora, perché la Civica continua a fare pressioni sul fronte delle spese? Il vicesindaco segnala tre importanti nodi da sciogliere. Il primo è che investire in cultura significhi buttare via il denaro. «Per ogni soldo che investo, ne produco due. Non lo dico io, lo dicono gli economisti – riprende Rossi –. Pensiamo alla Olivetti, con una biblioteca dentro la fabbrica, o ai 25 milioni investiti da Della Valle nel Colosseo, con un’ottima operazione di marketing. Oppure alla legge Art Bonus, che permette agli investitori privati di ottenere agevolazioni fiscali del 65%, e alla quale stiamo facendo riferimento per l’archivio Ópla, per cinque nuovi “Menschenbilder” e per la valorizzazione del Mamming e delle mura cittadine emerse durante gli scavi». Il secondo problema riguarda l’interpretazione in senso propagandistico del promuovere cultura, retaggio novecentesco. «L’abbiamo fatto pensando alla città. E abbiamo messo a disposizione le nostre competenze, per esempio nel gruppo di lavoro per il logo che la Civica erroneamente chiama “commissione”». Infine, c’è chi pensa che sui progetti culturali chiunque possa esprimere un giudizio. «L’aspetto di critica ha senso, ma c’è una differenza tra chi crea un prodotto culturale e chi ne è fruitore. C’è anche un aspetto di responsabilità, al quale non ci sottraiamo».

Casolari ha chiesto perché “700xM” non abbia puntato sulla valorizzazione dell’agroalimentare. «Se chiedendoci quale sia la nostra specificità ci fermiamo all’alimentare, non faremo marketing diverso da qualunque altra città. Ma se guardiamo alla nostra storia, alla combinazione di culture, al nostro racconto, molto moderno, di integrazione, allora arriviamo a capire che cosa nel 2017 abbiamo voluto raccontare, guardandoci alle spalle per immaginare un futuro. Con una cifra che, a detta degli amministratori con cui siamo in contatto per la candidatura a capitale della cultura, è stata molto contenuta». (s.m.)