Merano. Guanti, mascherina, una visiera che un po’ somiglia a un elmo. Clienti distanziati, solo su appuntamento, e orari di apertura dilatati per accoglierli tutti e per cominciare a rientrare delle spese di marzo e aprile. Senza però rifarsi sulla clientela: «Un aumento delle tariffe non sarebbe corretto», concordano i professionisti intervistati. Gli affari tornano floridi, floridissimi, ci sono appuntamenti di qui alle prossime due settimane.

Davanti a “Valentino Coiffure” campeggia un erogatore di disinfettante per le mani. All’interno, disinfettante pure sul bancone nell’atrio, la porta chiusa a chiave per evitare che entrino più persone di quante il locale ne possa contenere. I lavatesta sono separati da pannelli di plastica semirigida e delle poltroncine se ne usano una sì e una no. Una cliente sorride da sotto la mascherina, finalmente il rito di taglio, tinta e messa in piega può riprendere. Per sentirsi in ordine, per sentirsela addosso, questa normalità ritrovata. «Abbiamo riaperto lunedì, appena abbiamo potuto – spiega il titolare, Armin Wenter –. Fortunatamente le attività sotto i cinque dipendenti hanno potuto beneficiare del contributo a fondo perduto della Provincia. Ora lavoriamo con orario continuato dalle 7 alle 20 o alle 21, a seconda della necessità, su un massimo di quattro clienti. No, l’orario non mi pesa, questo lavoro è la mia passione. Anzi, abbiamo modo di dare a ogni cliente la giusta attenzione. Senza che ci rimetta chi ci dà la propria fiducia: alcuni colleghi hanno alzato i prezzi, ma non lo trovo opportuno». Certo però che trattare i capelli coi guanti non è facile. La sensibilità manuale viene meno, sotto il lattice. Preoccupa meno l’aspetto dell’igienizzazione: già in tempi non sospetti il coiffeur di via Huber aveva installato un apparecchio per sanificare il suo salone.

E poi c’è Miranda Dedej, l’amatissima parrucchiera di Divina Hair Studio, sul Lungopassirio. Che può contare su uno zoccolo duro di clienti affezionate, sebbene alcune preferiscano aspettare di vedere come andranno le prime settimane dalla riapertura prima di tornare a farsi la piega. Come si entra, subito gel disinfettante e guanti usa e getta. E controllo della temperatura. Le spazzole, i pettini, i muri, ogni asciugamano è sterilizzato a ogni uso e chiuso all’interno di un sacchetto che quindi va sigillato. Solo per ripartire ci sono voluti 2500 euro, coi termometri schizzati da 18 a 130 euro e in generale un aumento dei prezzi di tutto ciò che è monouso. Da sotto la visiera, Dedej sbuffa affranta un «è un incubo, si appanna tutto e anche respirare è difficile, ieri stavo per svenire». Il tempo per taglio e piega si allunga, e poi c’è da mettere in conto quel quarto d’ora di pulizia certosina tra una cliente e l’altra. E quell’orario continuato dalle 8 alle 19, sette giorni su sette – il primo giorno senza nemmeno la pausa pranzo, racconta la nota parrucchiera – alla fine della giornata si vede tutto, nel solco rossastro lasciato sulla fronte dalla visiera. «Sull’affitto non ho avuto sgravi, ma almeno potrò saldarlo quando potrò. Non ho visto un soldo, per la cassa integrazione dei miei dipendenti. Però ho fatto richiesta per il contributo provinciale a fondo perduto in modo da riuscire a pagare i prodotti acquistati a gennaio e non pagati: ho dato la priorità alle persone, a chi lavora con me. Ma anche così, con le spese, con la fatica, la felicità di ripartire compensa tutto».

Dal suo salone di vicolo dei Macellai, il Brillant, Roswitha Seeber getta un’occhiata alla strada. «Un controllo ce lo si può aspettare da un momento all’altro», commenta con una vena di apprensione. «D’altra parte le norme non sono chiarissime. Qui accettiamo due clienti alla volta, con mascherina e guanti, ben distanziate». Su mascherina e visiera concorda con la collega del Lungopassirio, «ma vedere le nostre clienti contente della riapertura è una soddisfazione. Le perdite sono state importanti e quel mese e mezzo di cassa integrazione per la mia collaboratrice non è ancora arrivato. I prezzi sono gli stessi di febbraio, sarebbe sbagliato aumentarli. Pian piano ci riprenderemo».

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