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Merano/utrecht. «L’atmosfera è di grande spavento. Le autorità hanno raccomandato di rimanere chiusi in casa». Il clima di paura che ieri per diverse ore ha attanagliato Utrecht, dove un uomo ha ucciso tre persone aprendo il fuoco contro un tram (in serata il sospettato è stato arrestato), è stato respirato da una meranese che vive nella città olandese da poco meno di un anno. «Sul gruppo whatsapp del locale dove lavoro siamo stati avvertiti di quanto stava accadendo», racconta Nadia Cristinelli. «L’esercizio si trova non molto lontano da dove è avvenuto l’episodio, uno snodo importante della città attraverso il quale transitano tanti tram e autobus. Durante il fatto non mi trovavo sul luogo di lavoro, i titolari comunque hanno subito ordinato la chiusura del locale. È stato caldamente consigliato di non spostarsi dal luogo in cui ci si trova. I mezzi del trasporto pubblico sono stati immediatamente fermati».
Questo il racconto di un pomeriggio di una città sotto assedio, prima che la tensione si allentasse in serata. Utrecht è una storica sede universitaria, la più grande degli interi Paesi Bassi. Il centro si trova poco a sud di Amsterdam. Conta oltre 300 mila abitanti e una quotidianità sostanzialmente tranquilla, ieri interrotta dalla sparatoria che ha provocato vittime e feriti.
Questo il racconto di un pomeriggio di una città sotto assedio, prima che la tensione si allentasse in serata. Utrecht è una storica sede universitaria, la più grande degli interi Paesi Bassi. Il centro si trova poco a sud di Amsterdam. Conta oltre 300 mila abitanti e una quotidianità sostanzialmente tranquilla, ieri interrotta dalla sparatoria che ha provocato vittime e feriti.


