BOLZANO. È uscito quasi a pezzi dal ghiaccio. E ci mette un po' per riassumere: «Mi sono rotto tre volte. Più volte il naso. Ma anche un paio di costole, per non dire del resto che neanche ricordo...».

Colpevoli? Stecche avversarie e, soprattutto, balaustre. Si ha presente come era ridotto l'eroe di Milano Cortina dopo la finale? Ecco la faccia di Jack Hughes, ripresa da tutto il mondo dopo l'ultimo gol al Canada era probabilmente simile a quella di Michael Forer. Forse i denti gli erano rimasti intatti. Forse. Solo che invece che alle Olimpiadi lui picchiava ed era picchiato nel Bolzano. Quello di Pavlu, Oberrauch e soci. Comunque, mica dilettanti. Altra questione: lui, prima e dopo quelle botte da cambiare i connotati ha fatto, faceva e fa il modello. Cioè, mostra la faccia per servizi di moda. Non solo: «Sono arrivato alle finali di mister Südtirol e poi anche a quelle nazionali e mondiali».

Il fisico costruito anche dall'hockey, la faccia invece, salvata dall'hockey. Che per qualcuno finisce per farti cambiare aspetto, come la boxe. Forer è un bolzanino. Che racconta, riandando alla sua vita, quello che è possibile fare accettando il proprio ruolo, sviluppando le conoscenze e sfruttando quello che arriva. «Non voglio dare lezioni a nessuno - dice oggi - ma dire che le opportunità arrivano e che serve darci dentro senza troppo stare a pensare». Da qui le prime proposte, i servizi, i concorsi. Ma anche il lavoro. Dirige adesso una filiale Sparkasse e non serve più che chieda permessi per fare altro, sfrutta i "buchi" sul calendario e non pensa troppo a riposare.

E adesso?

Ho quasi 50 anni. Ma me la cavo.

Nel senso che c'è ancora spazio per fare il modello?

Il mondo è cambiato. Adesso le generazioni si mischiano, anche nella moda.

Fino a che punto?

Che ci sono agenzie che chiedono a gran voce facce come le mia adesso. Intendo, che ci sono alberghi a cinque e più stelle, per fare solo un esempio, che intendono individuare per se una immagine legata ad un uomo adulto e non più a ragazzini.

Forse perché chi se li può permettere è chi può spendere?

Appunto. Il mercato è grande e vario. Nella campagne pubblicitarie per target di qualità, anche economica, manifesti, depliant, inserzioni sui giornali e le riviste richiedono uomini maturi, che rispecchino l'idea del possibile cliente ideale.

Quindi c'è speranza?

Per tutti e per tutte le età.

Certo, serve lavorare sempre sul fisico no?

Sono abituato. Palestra e tutto il resto, compreso il cibo, mi arrivano dagli anni dello sport. Poi anche dalla disciplina dei primi anni nel campo.

Il tutto iniziato quando?

Subito dopo le superiori. Studiavo e lavoravo. Per dire, sono 25 anni che lavoro in banca, facendo esami, selezioni, salti di carriera.

Insomma, si può conciliare?

Certo. La spinta arriva dalle prime soddisfazioni.

Che sono?

I servizi, le campagne pubblicitarie. E ancora, sfilare in giro per l'Europa.

Anche nella Milano da bere.

Anche.

Che ci vede o vedeva in quel mondo, in quella Milano della moda?

Opportunità. Certo, negli anni 80 e 90 molto meno che adesso. Non si era pagati molto ma si stava dentro una giostra straordinaria. Ho conosciuto mezzo mondo, tra fotografi e stilisti. Una città incredibile.

Un ambiente che nascondeva anche rischi?

Tutti possono averne, a starci dentro in un certo modo. Importante avere sempre rispetto per se stessi, il proprio corpo. Saper dire si ma anche no.

Con che risultati?

Che adesso mi chiamano ancora a posare.

Dicono che abbia fatto anche concorsi?

La mia ex moglie concorreva a miss Sudtirol. Io a mister.

Risultati?

Buoni. Alle finali internazionali, ottavo su 146.

E in banca che dicevano?

Beh, queste cose sempre fuori orario o nei permessi. Gli altri in vacanza, io a fare servizi.

Dunque non tutto facile?

Mai. In nessun campo lo è. Uno può avere la faccia giusta ma la concorrenza e tale e tanta che non basta. O sei disciplinato o addio.

Quando le spaccavano un po' di ossa a hockey ha mai temuto che fosse finita col resto della sua carriera?

Quello è uno sport in cui botte così si prendono. Se uno andasse per il sottile neanche pensarci a scendere sul ghiaccio anche solo in allenamento. Poi è andata bene. Nessuna conseguenza visibile. Oddio, magari io le ho sentite. Ma solo io.

Sfilerebbe ancora?

Trent'anni fa indossare abiti e fare passerella per un uomo era più facile, adesso tutto più complicato. E tanta concorrenza, ma sì, naturalmente.

In casa?

Mi lasciano fare.