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BOLZANO. «Big Ben ha detto stop» annunciava Renzo Tortora, tanti anni fa, per fermare le trattative, quando la puntata della sua leggendaria trasmissione "Portobello" stava per concludersi. Nei mesi scorsi, a dire stop, rinunciando ad un possibile quarto mandato alla presidenza del Soccorso alpino e speleologico Alto Adige, è stato Giorgio Gajer, classe 1954, ex direttore tecnico della Fiera di Bolzano.
Al suo posto, da venerdì scorso, c'è Alberto Covi, capostazione di Vipiteno.
Gajer è un fiume in piena, racconta aneddoti, snocciola nomi di leggende dell'alpinismo diventate amici, di amici scomparsi e di collaboratori con l'eloquio di chi, oltre a essere uomo di montagna, ha alle spalle una carriera quarantennale da manager.
È stato presidente del Soccorso alpino dal 2016 fino a oggi. Nove anni intensi: qual è il bilancio?
Io dico sempre che non sono nove anni, perché io conto gli oltre trenta passati nel direttivo. Nove dei quali, è vero, li ho passati alla presidenza, assunta alla scomparsa del mio amico e predecessore Lorenzo Zampatti, nel 2016.
Com'è arrivato al Soccorso Alpino?
Tutto è iniziato durante il servizio militare negli alpini, a San Candido, dove ho seguito un corso di sci e roccia: Lorenzo Zampatti era il mio sottotenente e, grazie a lui, che era anche guida alpina, mi avvicinai all'alpinismo, cominciando ad arrampicare. Nel 1993, quando Lorenzo assunse la presidenza del Soccorso alpino, mi chiese di entrare nel direttivo. Oltre che ad un grande amico, fu un presidente lungimirante perché, all'inizio, i rapporti con il Bergrettungdienst non erano idilliaci. Ora, invece, coesistiamo con spirito di collaborazione: abbiamo quattro stazioni in cui "convivono" volontari del Soccorso Alpino Alto Adige e del Bergrettung. Noi siamo l'unica provincia italiana in cui sono operativi due soccorsi alpini, ma va detto che la nostra stessa realtà è un esempio di convivenza: i soccorritori del Cnsas sono per il 70 per cento di lingua tedesca, il 20 per cento ladini e il 10 per cento italiani. In montagna, d'altra parte, non possono esserci barriere linguistiche.
Qual è stato il momento più difficile di questi nove anni?
La tragedia dell'ottobre 2016, in cui persero la vita quattro soccorritori della stazione di Renon, travolti da una valanga di ghiaccio in Val di Vizze, è stato un momento terribile. Probabilmente il più difficile del mio mandato. Ma la stazione di Renon ha avuto la forza di ripartire. Non era facile. Purtroppo sono stati molti i soccorritori e le persone a me vicine che ci hanno lasciati in questi anni, non solo in tragici incidenti. Penso anche a don Josef Hurton.
Un momento di soddisfazione?
Molti sono stati gli obbiettivi raggiunti. Anche riuscire a creare un equilibrio, serenità e un affiatamento tra tutte le stazioni ha rappresentato un ottimo risultato. Ci sono stati momenti difficili anche sul fronte legale, legato a incidenti in montagna, ma li abbiamo superati. E devo ringraziare tutti quelli che credono in noi, in primis la Protezione civile, che ci garantisce la parte più importante per la nostra attività.
Cos'è cambiato in questi anni per il Soccorso Alpino dell'Alto Adige?
Lo spirito che ci muove e motiva i nostri volontari è rimasto lo stesso. Sono cambiate le tecnologie e il tipo di formazione, ancora più professionale, ma gli ideali sono sempre gli stessi: aiutare gli altri. Io dico sempre "Aiutare gli altri perché gli altri siamo noi". Sono sempre convinto sia così.
E la montagna com'è cambiata?
È diventata più accessibile. Ora si può arrivare in quota anche senza una particolare preparazione. Ma non c'è educazione, non c'è rispetto. E spiace che, nonostante le tante campagne di prevenzione, troviamo in quota ancora persone in infradito e in pantaloncini corti o che ignorano le previsioni meteo. In troppi non si rendono conto di quali pericoli corre chi poi si adopera per andarli ad aiutare. Il Soccorso alpino è ormai diventato una sorta di taxi che arriva con l'elicottero e credo sia arrivato il momento di riflettere e valutare se non sia il caso di istituire una tassa da far pagare a chi e chiama i soccorsi per nulla.
E adesso?
Ho molte cose da fare, sono impegnato su innumerevoli fronti e ho incarichi importanti da portare avanti. Non sono abituato a starmene con le mani in mano, insomma. Però, voglio ringraziare tutti i capistazione delle 21 stazioni, tutti i 700 soccorritori, i legali, i commercialisti, all'ufficio composto da Dario, Ezio e Yvonne. Una splendida squadra.


