BOLZANO. Centinaia di fedeli hanno affollato oggi pomeriggio il cimitero di Bolzano per la tradizionale liturgia della Parola in memoria dei defunti, guidata dal vescovo Ivo Muser. Accompagnato da diversi sacerdoti, il presule ha portato parole di conforto alle persone riunite davanti alle tombe dei loro cari. In mattinata aveva celebrato la messa di Ognissanti a Longostagno sul Renon.

Queste giornate, ha detto Muser nella cappella funeraria di Oltrisarco, “testimoniano che l’amore che ci unisce ai defunti rimane. Per questo un cimitero non è soltanto un luogo di morte, ma anche un luogo di vita che ha lasciato le sue tracce”.

Il vescovo ha invitato a chiedere a Dio “la pace per i nostri defunti, la pace per tutti coloro che soffrono a causa di guerre e violenze, e saggezza e compassione nell’affrontare la malattia e la morte”. E ancora: “Il modo migliore per onorare e ricordare i nostri defunti è dedicare la nostra vita a chi è ancora tra noi: una vita fatta di rispetto, dignità e pace”.

La pace inizia dalle piccole cose

Il tema della pace è stato approfondito guardando proprio al cimitero di Bolzano, “il più grande dell’Alto Adige”, che “accoglie persone di origini, lingue e storie di vita diverse e ci mostra che siamo tutti vulnerabili e desideriamo amore, sicurezza e pace”.

Per Muser, chi commemora i defunti non deve rassegnarsi alla discordia tra i vivi. “La pace inizia dalle piccole cose: nelle nostre famiglie, nel nostro vicinato e nei nostri incontri. Cresce laddove ascoltiamo, tolleriamo le differenze, rendiamo possibile la riconciliazione e non riduciamo nessuno alla sua origine, opinione o debolezza”.

La dignità di chi sta morendo

Commemorare i defunti, ha ricordato il vescovo, porta anche alla “difficile questione di come affrontiamo la fine della vita. Le possibilità della medicina e la volontà del paziente sono temi che impegnano la nostra società”. Dietro queste domande, ha sottolineato, ci sono malati gravi e anziani, persone che temono il dolore e la dipendenza dagli altri, familiari preoccupati e operatori sanitari.

Temi da non affrontare con giudizi affrettati né risposte semplicistiche: “Dobbiamo prendere sul serio chi soffre, ascoltare le sue paure e rispettarne la dignità. Nessuno deve avere la sensazione di essere un peso perché è anziano, malato o dipende dall’aiuto degli altri”.

Per questo, ha aggiunto Muser, serve “una cultura che non lasci nessuno solo”, fatta di assistenza medica di qualità e di un accompagnamento affidabile attraverso hospice e cure palliative. “Non tutte le sofferenze possono essere eliminate, ma possiamo alleviare il dolore, prendere sul serio le paure, sostenere i familiari e far sentire a chi sta morendo: non sei dimenticato, non sei inutile, sei importante per noi. Una società veramente umana si riconosce soprattutto dal modo in cui tratta le persone più vulnerabili”. La liturgia si è conclusa con la preghiera lungo i viali del cimitero e la benedizione delle tombe.