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BOLZANO. Per le famiglie con figli piccoli un altro problema si profila all'orizzonte. «In attesa di vedere i contenuti della nuova legge provinciale sulla Fase2, i protocolli sanitari, i criteri di accettazione, al momento una cosa sola è certa: negli asili nido non potremo accogliere tutte le domande e quindi rischiamo di scontentare le famiglie che verranno escluse».
Non nasconde le sue preoccupazioni l’assessore Juri Andriollo, al termine della riunione di giunta voluta ieri dal sindaco Renzo Caramaschi, per fare il punto sulle modalità della ripartenza, in particolare dei servizi all’infanzia.
L’assessora provinciale Waltraud Deeg, per venire incontro in particolare ai genitori che lavorano, vuole riaprire asili nido, scuole materne e scuole elementari a partire dal 18 maggio. Ma nei centri più grossi, in particolare quindi a Bolzano, la riorganizzazione avendo numeri importanti da gestire, è complicata.
Per i nidi «il conto è presto fatto - spiega Andriollo -: nei dieci asili nido gestiti da Assb sono iscritti 462 bambini; ai quali si aggiungono i 265 che frequentano le microstrutture gestite dalle cooperative. Prima dell’emergenza Covid, il rapporto - seppur in deroga - era di un’educatrice per ogni sei piccoli; adesso il criterio che si vuole introdurre è di uno a quattro. Nel rispetto del nuovo parametro e per questioni di spazio, dei 462 bimbi che frequentano gli asili gestiti da Assb, potranno esserne accolti al massimo 200».
Ma per quanto riguarda le domande, chi avrà la precedenza? «Pare che si voglia dare la precedenza alle famiglie dove entrambi i genitori lavorano; a quelle con un solo genitore; a chi opera nel settore sanitario e delle forze dell’ordine».
La Provincia punta a riaprire anche scuole materne ed elementari dal 18 maggio, e qui le cose sono ancora più complicate. Innanzitutto per una questione di numeri: 3.584 sono gli iscritti alle scuole materne altoatesine e 6.447 alle elementari.
«Per la fascia da 3 a 5 anni - spiega il sovrintendente Vincenzo Gullotta - le nuove disposizioni prevedono un insegnante ogni quattro bambini; il rapporto è di uno a sei, per i bambini da 6 a 10 anni. È chiaro che con queste prescrizioni non possiamo far tornare tutti in classe, perché non ci sono né spazi né insegnanti sufficienti. Inoltre, in base al decreto del premier Conte, a livello nazionale è stato stabilito che la didattica, sia per le scuole materne che per le elementari, si fa online. Quindi bisognerà capire come riorganizzare il ritorno in classe».


