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BOLZANO. Calano le nascite anche in Alto Adige - nel 2023 sono nati 4.671 bambini, 241 in meno del 2022; nel 2021 erano stati 5.173 - ma non la richiesta di servizi alla prima infanzia. Condizione indispensabile per consentire ad entrambi i genitori di lavorare ed evitare che, come succede oggi, circa 1.000-1.200 mamme si licenzino nel primo anno di vita del bambino.
Nel capoluogo i bambini da 0 a 3 anni sono 2.432 e sempre più genitori chiedono maggior disponibilità di asili nido. La ragione è che, vista dall’angolo della propria popolazione da zero a tre anni, la città sta subendo una rivoluzione sociale e antropologica: le donne lavorano quasi come gli uomini e questi ultimi, basta osservare i turni delle fabbriche e degli uffici, vivono giornate sempre più lunghe.
Da qui la decisione che dilaterà ulteriormente gli orari dei nidi. Lo conferma Juri Andriollo: «Tenere aperte le strutture fino alle 17/18 non basta più. Si dovrà estendere anche nelle ore serali il supporto offerto alle famiglie». L’assessore al Sociale del Comune entra poi nei dettagli: «Nuovi edifici costano, dunque il programma di estensione dell’orario passerà attraverso l’aumento del personale».
I numeri: oggi Bolzano può contare su 10 nidi, con 470 posti a disposizione; più 30 microstrutture. In ambedue le situazioni, il rapporto tra operatori e bambini è di 5 a 1. Uno dei più alti. Tuttavia non basta per reggere il ritmo dei cambiamenti in atto nella società. Va detto anche che tra pochi mesi aprirà una ulteriore microstruttura nei quartieri, nello specifico in Zona industriale, dove è più evidente questa accelerazione nella flessibilità degli orari di lavoro che tengono impegnati i genitori oltre le ore tradizionalmente dedicate al ritorno a casa.
E il nuovo personale? «Ci impegneremo a ricercarlo. Già ora - aggiunge Andriollo - abbiamo un buon rapporto tra tempo indeterminato e determinato, con anche l’impiego in deroga di personale senza patentino». Questo, per affrontare un’emergenza già in atto. «Le mamme lavorano, devono poter contare su un maggiore supporto pubblico. Il quale - commenta Elena Vecchietti, direttrice dell’Ufficio servizi per l’infanzia di Assb - non può negarlo solo per questioni di orario».
Poi c’è la questione del calo demografico in se. «Diminuendo i tassi di natalità - dicono in Assb e in Comune - deve intensificarsi l’appoggio famigliare e le politiche per sostenere le nascite». Impegno durissimo. Ma il nido, ecco la questione, è uno degli strumenti più solidi.
Le iniziative Assb
L’Assb, l’Azienda per i servizi sociali, ha messo in campo un vasto programma di sensibilizzazione sul terreno. Rivolto ai piccoli ma soprattutto ai genitori: «Non è vero che lavorare di più e non riuscire ad accudire i figli significhi essere costretti ad abbandonare il lavoro» spiega Vecchietti. Da qui, l’organizzazione di un convegno (il 20 alle 16 al Cristallo) dal titolo: “Prenditi cura di me”, prima infanzia: il benessere di bambini, famiglie e operatrici. E ancora, invece il 18 e fino al 22 in Fiera, un serie di incontri tra piccoli e famiglie con focus a Firmian, con una particolare attenzione rivolta all’uso dei cellulari, alla salute, alla maternità, allo sviluppo. Muovendosi l’iniziativa, da Firmian alla biblioteca di Oltrisarco, alla Sandro Amadori, ad alcuni nidi.
Venerdì 22 (dalle 15) un inedito: nella palestra Firmian ci sarà un laboratorio nella Fondazione Haydn per introdurre i piccoli - e pure i grandi - alla musica classica. “Aiuta a superare barriere e diversità attraverso un linguaggio comune” hanno spiegato ieri in Comune alla presentazione dell’iniziativa Assb, Andriollo ed Elena Vecchietti. P.CA.


