BOLZANO. Dietro ogni numero c'è una persona. Dietro ogni morte sul lavoro c'è una famiglia che aspetta invano un ritorno a casa, una sedia che resta vuota, una quotidianità spezzata per sempre. «Non dobbiamo abituarci alle morti del lavoro, non dobbiamo abituarci alla sofferenza, non dobbiamo abituarci all'idea che un lavoro possa costare la salute o peggio ancora la vita». Un appello che Carla Bigarello, presidente territoriale dell'Anmil di Bolzano, ha ripetuto anche ieri mattina, forte, durante la celebrazione della 76ª Giornata nazionale delle vittime del lavoro, il cui slogan era "Potrebbe essere chiunque", svoltasi al Centro Trevi.

Un appuntamento per ricordare chi non è più tornato dal lavoro, ma soprattutto per chiedere di fermare le tragedie.«Dietro ogni infortunio non c'è soltanto un numero, c'è una persona, c'è una famiglia, c'è una vita che cambia», ha insistito Bigarello, ricordando gli 83 anni di attività dell'associazione a sostegno degli infortunati e dei loro familiari. Una missione che prosegue ogni giorno nell'assistenza a chi deve ricostruire la propria esistenza dopo un incidente. «Non ci arrenderemo finché ci sarà anche una sola persona che avrà bisogno di un luogo sicuro in cui andare per sentirsi compresa e ascoltata». I numeri raccontano una realtà ancora preoccupante.

In Alto Adige le denunce di infortunio sono passate da 9.064 a 9.058, con una diminuzione dello 0,1%. Le vittime sono cinque contro le dieci del precedente periodo considerato, mentre le malattie professionali sono aumentate del 51%, da 111 a 168. «Dove manca la tutela aumenta il rischio, dove il lavoro è precario è più semplice aggirare la regola». Da qui la richiesta di una procura nazionale del lavoro e dell'introduzione del reato autonomo di omicidio sul lavoro. Alla cerimonia erano presenti la prefetta Maddalena Travaglini, il questore Giuseppe Ferrari, Luisa Gnecchi, già deputata e vicepresidente dell'Inps, e Toni Serafini, già segretario generale della Uil dell'Alto Adige. Tra i relatori l'assessora provinciale Magdalena Amhof, la segretaria generale della Cgil-Agb Cristina Masera, il senatore Luigi Spagnolli e Katia Grenga, comandante della Polizia stradale di Bolzano.

Masera ha proposto di proiettare filmati sulla prevenzione già nelle scuole medie, per sensibilizzare i ragazzi prima dell'ingresso nel mondo del lavoro. Ha denunciato anche il lavoro irregolare: «Chi lavora in nero non denuncia, va in ospedale e dice di essere caduto dalle scale». E chi assume in nero, hanno ricordato tutti, oltre a non tenere in alcun conto l'incolumità dei lavoratori, ma crea concorrenza sleale nei confronti di chi rispetta le regole ed evade il fisco. La sindacalista ha inoltre chiesto clausole nei contratti d'appalto che, durante le ondate di caldo estivo, garantiscano il ricorso alla cassa integrazione e consentano di posticipare senza penali la consegna delle opere. «Perché nessun imprenditore debba scegliere tra rispettare una scadenza e proteggere i propri dipendenti».

Il senatore Luigi Spagnolli, componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro, ha denunciato la carenza di ispettori, che rende più difficili i controlli. Grenga ha richiamato l'attenzione sugli infortuni nei cantieri stradali, troppo spesso dimenticati e Amhof ha sottolineato la necessità di una responsabilità condivisa nella prevenzione. Dal sindaco Claudio Corrarati, assente per altri impegni, il messaggio forte: «Dobbiamo continuare a fare di più, molto di più di quanto non si stia già facendo». A chiudere la cerimonia, il momento più toccante: l'assistente sociale Stefania Zanetti ha consegnato i distintivi d'onore alla vedova di Leonida Palmarin e a Mohamed El Hajjaji. Un riconoscimento che ha riportato al centro della giornata le persone e le loro storie. Perché dietro le fredde statistiche ci sono drammi che nessun numero potrà mai raccontare. P.T.