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BOLZANO. Se esiste qualcosa capace di rendere ancora più straziante il dolore per la perdita di un figlio, strappato alla vita dalla mano di un assassino, quella cosa è non riuscire a capire il perché la tragedia sia accaduta, non sapere quale motivazione - ammesso che ce ne sia una - abbia mosso la mano dell’omicida. Una condizione in cui i genitori di Maxim Zanella si trovano ancora, a una settimana esatta dalla perdita del loro figlio, ucciso con una coltellata inferta a tradimento da Oskar Kozlowski, 23 anni, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, che si è svolto sabato scorso in tribunale a Bolzano, il giovane imputato s’è scusato con i familiari di Maxim e ha dato la propria disponibilità a collaborare con gli inquirenti per fare piena chiarezza sugli istanti precedenti alla morte del trentenne bagnino. E questo è tutto ciò che è trapelato da quell’ora e mezza di faccia a faccia tra Kozlowski, il gip Emilio Schöensberg, la pm Sara Rielli e gli avvocati difensori del giovane, Martin Fill e Andreas Leiter. Ma sul movente nulla è trapelato e nessuno ha voluto dire una parola. È probabile che qualche risposta si possa trovare nei verbali dell’interrogatorio che, per ragioni meramente tecniche, non sono ancora stati consegnati all’avvocato Giancarlo Massari, che assiste i genitori del giovane assassinato. Quegli stessi genitori che mercoledì scorso nessuno ha informato di quanto era accaduto nella notte, a Brunico, e a cui ora, schiacciati da un dolore sempre più difficile da sostenere, sembra che nessuno voglia dire come e perché Maxim sia morto.
Al di là degli aspetti tecnici e delle procedure, sarebbe stato umanamente opportuno che, in modo informale, riferisse le parole di Kozlowski a mamma Giuliana e a papà Carlo Alberto, i quali fin da subito hanno detto una cosa: «Ci interessa solo sapere la verità». Invece, tutto s’è risolto in un «Oskar Kozlowski ha fatto piene dichiarazioni e ha voluto scusarsi con i familiari di Maxim». Punto. «Non sappiamo nulla - spiegano i genitori, al telefono – Non sappiamo ancora perché Maxim sia stato ucciso».
In queste ore, si rafforza l’ipotesi che l’omicidio possa anche non avere un movente e che Kozlowski abbia ucciso una persona a caso, forse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. O forse trascinato dai fantasmi che tormentano la sua mente e che, a quanto pare, lo abbiano portato verso i culti satanisti. Maxim e Oskar si conoscevano appena, interessi diversi, frequentazioni diverse. Due vite diverse. Anche per questo, quella coltellata improvvisa alla giugulare potrebbe essere spiegata con verifiche delle condizioni mentali dell’imputato al momento del fatto. Non è ancora chiaro, inoltre, se la notte dell’omicidio il polacco sia stato sottoposto ad un’analisi del sangue con la possibilità di stabilire l’eventuale presenza di sostanze dopanti o allucinogene in grado di incidere sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato. Un sacco di quesiti aperti a cui verranno date risposte nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, inquadrando in maniera più precisa la posizione dell’imputato. Ad una domanda, però, Kozlowski potrebbe aver già risposto ed è l’unica domanda a cui, in questo momento, Carlo Alberto e Giuliana vorrebbero fosse data risposta: perché Maxim è morto?


