BOLZANO. «Da decenni, anzi da un secolo, abbiamo le capacità di studiare, conoscere e comprendere il territorio, la capacità di capire che ora stiamo davvero andando a schiantarci contro un muro. Ma non veniamo ascoltati, qui manca la politica, mancano quelli che dovrebbero decidere. Che non collaborano e, anzi, molto spesso ci mettono i bastoni fra le ruote». È la lucida ma tutt'altro che arrendevole posizione del Cai Alto Adige, espressa sabato dal presidente Carlo Alberto Zanella, nel corso dell'affollato convegno «In montagna siamo ospiti», organizzato alla conference hall della Salewa.

Grande spessore tecnico, quasi tutto locale, senza grandi nomi di richiamo da fuori, perché non ce n'è mica bisogno. Il know how dei soci Cai altoatesini è elevatissimo, come hanno dimostrato le relazioni ieri: vita e difficoltà dei contadini di montagna; paesaggi dell'acqua; frequentazione responsabile dell'ambiente montano; prevenzione in ambito soccorso alpino; le Alpi usa e getta ecc.Il quadro emerso è inesorabile. Se qualche decennio fa a lamentarsi del turismo erano i puristi, oggi si è andati molto molto oltre. E il Cai, come l'Alpenverein, è dovuto scendere in campo in modo pesante, compresi ricorsi e quant'altro.

L'opera di sensibilizzazione, in un territorio da 36 milioni di pernottamenti l'anno e solo mezzo milione di residenti, sembra vana. Turisti e operatori turistici, tranne alcuni, pochi casi illuminati, sono impermeabili. Non si rendono conto, non hanno le competenze. «Al di là delle competenze - spiega Zanella - la politica, compresa quella locale, è condizionata dalle lobby. Sappiamo che in Alto Adige comandano contadini, albergatori e impiantisti, e la politica asseconda queste lobby». Zanella va giù pesante, «io troppe volte mi arrabbio, ma se qualcuno fosse venuto ad ascoltare ciò che abbiamo da raccontare, avrebbe notato subito che non siamo oltranzisti, bensì molto equilibrati. Capiamo bene le esigenze di chi vive in montagna e nelle valli. Non per nulla abbiamo sempre detto di sì alle circonvallazioni che tolgono il traffico dai paesi, siamo favorevoli alle varianti».

Il Cai non è però d'accordo sulla costruzione di nuovi impianti di risalita, «siamo già pieni. Quando si affronta il tema overtourism si parla troppo spesso di B&B, forse perché danno fastidio a qualcuno... L'overtourism è far venire sempre più turisti, tutto l'anno, continuando a costruire impianti al solo scopo di farli girare, per trasportarli da un punto all'altro. Per non parlare dei 5 stelle, che ormai in Alto Adige superano il numero di 60».

Una cosa importante, ed è ciò che sta facendo il Cai, è l'educazione. «Se ci fosse, l'affollamento resterebbe, ma il 50% dei problemi sarebbe risolto». In Alto Adige, come in Trentino e nel Bellunese, «abbiamo delle bellezze uniche al mondo, i turisti dovrebbero venire per vedere quelle, non per i 5 stelle con spa e piscina. Trent'anni fa, la gente veniva qui per andare in montagna, ora non più. Vengono per i concerti in alta quota, perché possono ballare sui tavoli, per le cene gourmet, per pedalare con la e-bike senza alcuna meta, finché la batteria non si scarica». Non sono i discorsi dei puristi di cinquant'anni fa. Siamo all'emergenza. Vera. Come nel caso dei soccorritori alpini, tolti i finanzieri e gli uomini del 112, «tutti volontari, costretti a intervenire per salvare gente senza rispetto, senza preparazione, senza educazione, che si mette e li mette in pericolo. Mentre la politica e le lobby parlano di sostenibilità e volgono lo sguardo altrove».