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BOLZANO. Patentino, la Provincia studia modifiche e correttivi. L’inchiesta sui 1.700 (presunti) falsi certificati nel pubblico impiego, la maggior parte in sanità - ha riaperto il dibattito e costretto l’Svp a riflessioni importanti. L’altra sera nel corso del parlamentino del partito Arno Kompatscher ha presentato i punti cardine dello studio elaborato dalla commissione di esperti, da lui stesso nominata, che tenta di trovare soluzioni. La palla finale resta all’Svp, che dovrà poi confrontarsi con la maggioranza in Provincia. Della commissione fanno parte tra gli altri Eros Magnago, Ulrich Stofner, Dominik Holzer e Karin Ranzi. Il compito della task force era di valutare una serie di interventi giuridicamente sostenibili, consegnando il pacchetto alla giunta, cui spetta la decisione (da passare eventualmente al consiglio provinciale), dallo stesso presidente. Sempre ricordando che per inserire i correttivi sono necessarie modifiche statutarie con norma di attuazione.
Il C1 resta ma ammorbidito nei casi in cui manca personale
Il punto cardine è sempre lo stesso. Il bilinguismo resta cardine dello statuto di Autonomia e non si tocca. Ma viste le difficoltà a trovare personale, si deve smussare. Lo studio presentato all’Svp propone che il patentino C1 resti per i laureati, non si scende dunque di livello, non basta, come chiedono Verdi e Pd, il B2. Ma in certi settori, come per esempio quello della Sanità, si può andare verso un esame C1 specifico e tecnico una sorta di fachspezifische Prüfung che chiede, in questo caso al medico, di spiegarsi in un contesto clinico. Gli esperti sono entrati dunque nel solco delle richieste avanzate, tra gli altri, da Reinhold Perkmann, responsabile di Chirurgia vascolare e toracica al San Maurizio.
«La formazione linguistica - ha detto il primario - va calibrata su specifiche esigenze professionali: medici e sanitari in generale necessitano di un vocabolario nettamente diverso da quello richiesto, ad esempio, a un ingegnere. Su questo dobbiamo lavorare». E su questo ha lavorato la commissione.
Concedere fino a 5 anni (non per tutti) al posto dei 2 (pubblica amministrazione) o 3 sanità
Fondamentale il tempo concesso a chi deve imparare l’altra lingua per superare l’esame di bilinguismo. Al momento sono 2 anni nella pubblica amministrazione e 3 in Sanità. La proposta della commissione è di arrivare a 5, ma solo in determinati casi. Se è vero che l’Ue non lo permette in generale, è anche vero che alla Germania è stata concessa una deroga. Opzione che potrebbe ottenere anche l’Alto Adige. Prima di arrivare ai 5 anni è comunque previsto nel corso dei 3 anni un accompagnamento assiduo e più strutturato. Con verifiche puntuali e cadenzate sullo stato di apprendimento.
Scuole accreditate e commissione d’esame
Lo studio presentato punta inoltre a limitare il numero degli enti e istituti accreditati a rilasciare il certificato ed a modificare la composizione delle commissioni d’esame. L’obiettivo - in questo secondo caso - non deve essere una verifica sulle conoscenze strettamente grammaticali, ma sulla capacità di esprimersi nella professione.


