BOLZANO. Pendolare, sì, ma in bicicletta, su quella stretta lingua di asfalto che si snoda tra i boschi della val Pusteria. Dallo scorso marzo, per cento volte Matteo Bof è andato in bici dalla sua casa a Sesto Pusteria fino a Monguelfo, dove lavora in un’azienda leader nel settore dei componenti meccatronici. Cinquantaquattro anni, ex atleta di coppa del mondo di windsurf, stuntman (per anni ha partecipato alla produzione di “Un passo dal cielo”), ha corso la Dolomiti Superbike. Ma per usare la bici anche come pendolare, gli ci è voluto un po’. Un cambio di passo, un salto psicologico: come dice lui, certe volte non si ha voglia, ma basta un attimo per darsela. E così, eccolo bardato fino agli occhi per inforcare la bici e come un’ombra divorare la ciclabile, e infine arrivare al lavoro con gli occhi pieni dei prati brinati d’argento sotto la luce lunare, degli abitanti del bosco che sbucano sul percorso, dell’alba che si irradia dalle creste.

Naturalmente, è un vantaggio anche per l’ambiente. «In molti casi l’automobile è una scelta obbligata, per comodità, per praticità o per la necessità di coprire distanze maggiori», racconta, «Ma certe volte quando pedalo sulla ciclabile tra Sesto e Monguelfo mi chiedo come mai mi ritrovi lì da solo, mentre dall’altra parte c’è la statale della Pusteria che è un fiume di automobili e camion. Se solo qualche persona in più decidesse di andare al lavoro in bici, sarebbe una goccia nel mare, ma sarebbe pur sempre qualcosa. Si tratta di uscire dalla propria zona di comfort, di spostarla di qualche millimetro verso il green. Aiuterebbe tutti, e magari aiuterebbe anche a ritrovare se stessi».

La prima volta che ha lasciato l’automobile a casa, da dove le è venuta la spinta?

Il fatto che fosse una mia scelta, non un obbligo. Inoltre è un’occasione per allenarmi, perciò posso dedicare il fine settimana alla mia famiglia. Andare al lavoro in bici ti fa subito vedere la giornata in un altro modo, ti dà un senso di libertà che altrimenti si perde tra l’asfalto e il traffico. Nella vita subiamo già abbastanza la “pressione digitale”. In bici non guardi le notifiche: è tempo di qualità.

Come è attrezzato?     

Ho una trek, una mountain bike in carbonio acquistata negli Usa. A mano a mano ho approfondito gli aspetti ambientali. Ad esempio, al ritorno la sera mi aiuta il fon, quando soffia. Villabassa e Monguelfo sono molto ventilate. La temperatura media a Sesto, la mattina, è appena sopra lo zero termico, e per fortuna non c’è umidità. Ma bisogna bardarsi bene, e naturalmente indossare la luce da testa per farsi strada nel buio. Gli anni scorsi non riuscivo ad andare se la temperatura scendeva sotto zero. Era un limite psicologico. Ora vado in bici anche a meno sette, meno otto gradi.

Il paesaggio però ripagherà lo sforzo.

Certo. Incontro daini, cervi, volpi, scoiattoli, martore. Gli animali ti vengono incontro. E l’alba alle spalle regala uno spettacolo meraviglioso. La brina sui prati, la luce lunare, e poi le cime che prendono i colori dell’aurora.

Quanto ci mette?

Tra andata e ritorno sono quarantacinque chilometri, quindi la mattina parto alle 5.30, e con brio raggiungo Monguelfo in 43-45 minuti; la sera ci vogliono circa 50 minuti perché il percorso è un po’ in salita. Da marzo a oggi, sono circa 4.500 chilometri. In larga parte è pista ciclabile, con ottime infrastrutture percorribili anche con la bici da corsa, sviluppate di anno in anno in modo intelligente rispetto ai boschi. L’anno scorso sono arrivato a 97 viaggi, perciò quest’anno mi sono detto: arriviamo a cento. Tra l’altro, parte della tratta che percorro è sulla ciclabile Monaco-Venezia, dopo lo snodo di Dobbiaco. Anziché andare a Cortina, si passa per San Candido, Sesto e passo Monte Croce.

Quindi, una strada molto battuta dai cicloturisti.

Sì, sempre di più. I rincari sul carburante hanno fatto la loro parte e molti si sono spostati su treno, autobus e bici. Ne guadagnano l’ambiente e la popolazione, perché sono tutte automobili tolte al traffico sulle strade. Inoltre, sui treni si possono trasportare gratuitamente le mini bici e coniugare risparmio e divertimento.

Cento volte in meno da Moso a Monguelfo con l’automobile significa un bel risparmio, visti i prezzi del carburante. Ha fatto i calcoli?

Immagino di avere risparmiato circa 7-800 euro. Ben venga il risparmio: sono soldi che posso usare per la mia famiglia. Ma l’aspetto più importante è psicologico, è superare un blocco. È liberatorio: certe volte non si ha voglia, ma basta un attimo per darsela