BOLZANO. Si cresce, in occupazione. E si scende, in disoccupazione. È l'Alto Adige che resta in piedi e, anzi, trova sempre spunti di sviluppo che si traducono in stipendi (139.784 assunzioni a fronte delle poco più di 133mila cessazioni), in sicurezza sociale, con quasi 17mila assunzioni a tempo indeterminato, pur in leggera diminuzione e 123mila a tempo, quasi a mostrare la presenza di larghi settori flessibili come il turismo. Resta un nodo: la parità di genere. Ma quella insiste a configurarsi come disparità, nonostante lievi segnali di controtendenza.

Ed è dentro questa logica ancora legata agli ostacoli che le donne trovano nel mantenere uno stabile rapporto col lavoro e dunque con la contribuzione, che i numeri dicono questo: la retribuzione media oraria regionale per gli uomini è stata di 121 euro, per le donne di 85,8. E anche guardando al settore privato, dove gli stipendi medi si attestano su cifre superiori a quelle nazionali e in parte anche regionali, l'Alto Adige paga gli uomini 129 euro e le donne 91,8. Questa dinamica non può che essere riportata sulle pensioni, ed è qui che il rendiconto sociale Inps (presentato giovedì a Unibz) mostra come la disparità di genere si traduca in un trascinamento del gap tra lavoratrici e lavoratori anche al termine del percorso professionale di ognuno: così le donne godono di importi inferiori anche alla media nazionale, 1.029 euro mensili contro 1.069, e con gli emolumenti pensionistici maschili che invece si attestano sui 2.191 euro - contro i poco più di 2.000 della media italiana - differenza che, in Alto Adige è pari a quella tra donne e uomini, con le prime ad attestarsi più in basso.

«La diversità delle carriere lavorative, nelle retribuzioni e nella continuità contributiva - hanno spiegato Vittorio Feliciani, direttore Inps regionale, e Gabriele Giancamilli direttore provinciale - si riflettono inevitabilmente anche sull'entità stessa del trattamento pensionistico. Certo, questa accelerazione nel differenziale assunzioni-cessazioni a favore del primo elemento, ha fatto registrare un incremento del 15,8% delle entrate contributive, pure questo superiore alla media nazionale. Con le riscossioni derivanti dal recupero dei crediti verso aziende con dipendenti che salgono da 72 milioni nel 2024 a 98 milioni nel 2025. Poi, l'importante attività delle ispezioni, passate da 184 a 140 in Alto Adige, con l'emersione di 96 aziende irregolari. Con i due direttori, erano presenti ieri alla Lub, anche Giovanni Arpaia e Cristina Pelucchi Girardi, a loro volta presidenti dei comitati Inps di Trento e di Bolzano. Scarsa, ecco l'altro punto, l'adesione alle figure che sono state costituite per dare sostegno a fine lavoro, come Opzione donna o Quota 103, per via del fatto che, sul piano pratico, gli assegni così integrati non sembrano adeguati al caro vita altoatesino e si preferisce, in molti casi, non lasciare il lavoro in anticipo. C'era anche Luisa Gnecchi, consigliera di amministrazione dell'Inps, ieri alla presentazione del report con una riflessione sul ruolo degli enti previdenziali e dell'Inps in particolare. Partendo dal fatto che in questi giorni a Roma sono in corso le giornate sulla sicurezza sul lavoro e che, ad esempio, il dramma amianto resta costantemente sottovalutato nelle sue conseguenze a lungo termine. L'ex parlamentare Pd ha invitato gli enti «a tenere conto del loro obbligo anche nel suggerire al legislatore sia nazionale che provinciale, le proprie proposte in merito ai tanti problemi del lavoro nelle sue varie configurazioni, anche pensionistiche». P.CA.