BOLZANO. Aveva guadagnato meno di 1.500 euro lavorando, ma l'Inps gli aveva chiesto di restituire oltre 34mila euro di pensione. È uno dei casi citati dal sindacato dei pensionati della Cgil/Agb per spiegare la portata della recente sentenza della Corte di cassazione, che cambia le conseguenze economiche del divieto di cumulo tra pensione anticipata con Quota 100 e redditi da lavoro. Con la decisione numero 26864, pubblicata il 14 ottobre 2026, i giudici hanno stabilito che chi ha percepito compensi non cumulabili non deve necessariamente perdere l'intero trattamento pensionistico per l'anno solare, ma subire una riduzione commisurata al reddito da lavoro effettivamente percepito.

«È una decisione di particolare rilievo», commenta Alfred Ebner, segretario del sindacato dei pensionati della Cgil/Agb, ricordando che anche in Alto Adige si sono verificati casi di pensionati chiamati a restituire decine di migliaia di euro dopo aver svolto attività lavorative limitate e percepito compensi modesti. Secondo il sindacato, la sentenza supera una prassi che produceva conseguenze economiche sproporzionate rispetto alle somme guadagnate, con pesanti ripercussioni sulle persone e sulle famiglie coinvolte.

La decisione non elimina tuttavia il divieto di cumulo tra Quota 100 e redditi da lavoro, che continua a valere fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Resta prevista soltanto l'eccezione per il lavoro autonomo occasionale entro 5.000 euro lordi annui. A cambiare, secondo quanto chiarito dalla Cassazione, è il criterio con cui viene determinata la riduzione della pensione in presenza di redditi incompatibili. La conseguenza economica deve essere rapportata a quanto effettivamente guadagnato, anziché comportare automaticamente la perdita di un'intera annualità.

Ebner invita comunque alla prudenza: la sentenza non annulla automaticamente le richieste di restituzione dell'Inps, né garantisce il rimborso delle somme già versate. Ogni posizione deve essere valutata singolarmente, considerando termini, procedimenti ancora aperti ed eventuali decisioni definitive. La Cgil/Agb consiglia quindi ai pensionati che hanno ricevuto richieste di restituzione o subiscono trattenute di rivolgersi al patronato o al sindacato, portando le comunicazioni dell'Inps e i documenti relativi all'attività lavorativa. Prima di accettare un nuovo impiego, inoltre, è opportuno verificare la compatibilità del contratto con il trattamento pensionistico.