PHOTO
BOLZANO. Per diciannove anni, Luigi Lamberti ha avuto a che fare ogni giorno con un mondo oscuro e terribile. Per diciannove, lunghi anni, proprio come fanno i suoi colleghi che si infiltrano nelle organizzazioni criminali, l'ispettore della Polizia di Stato Lamberti, bolzanino di 55 anni, si è inoltrato nel Dark Web, la parte più buia e pericolosa della rete internet, ed è andato a caccia di pedofili, moderni orchi nascosti dietro nickname, cercando di conquistare la loro fiducia per riuscire poi a dare loro un nome e un cognome e inchiodarli alle loro ignobili responsabilità.
Per diciannove anni, Luigi Lamberti ha lavorato nella Polizia Postale di Bolzano, partecipando a operazioni nazionali e internazionali contro la pedopornografia online. Da qualche mese è il nuovo responsabile del Posto di Polizia Ferroviaria di Merano, ma da quegli anni alla Postale ha tratto spunti per un libro - "Il pianto del fuoco" - ambientato proprio nel mondo delle investigazioni nel Dark Web.
Perché un libro su un tema così scottante e delicato?
Principalmente per due motivi. Il primo per sensibilizzare le persone su un fenomeno che purtroppo esiste e non possiamo ignorare. Il secondo per rendere omaggio a chi lavora in un settore in cui le vittime principali sono senza dubbio i bambini, ma in cui ci sono anche "vittime secondarie" e si tratta di chi indaga e ogni giorno "tocca l'orrore" e vede quante cose brutte accadono nel mondo. Donne e uomini in divisa, ma ancora prima madri e padri. Con tutte le fragilità che possono avere i genitori. Ognuno di loro dà il massimo e acquisisce tecniche particolari di indagine, ma non è un lavoro che si possa fare per tutta la vita. Anch'io ho capito che era arrivato il momento di cambiare, ma che, nel mio piccolo, potevo ancora contribuire a sensibilizzare le persone.
Si sente molto parlare di pedopornografia online, ma cos'è?
Con l'aumentare del numero dei siti e con lo sviluppo di nuove tecnologie, aumentano anche i fenomeni criminali, come sono appunto gli abusi sui minori. Per quanto riguarda l'adescamento, i pericoli sono rappresentati dai social network, dalle chat e dalle chat dei videogiochi dove questi soggetti cercano le loro vittime. Sull'altro fronte, ci sono le comunità nascoste nelle reti profonde, dove esiste una garanzia di anonimato grazie all'utilizzo di particolari piattaforme. Come la rete Tor, ad esempio. Lì, nel Dark Web, si può trovare davvero di tutto, dai video pornografici fino ai trafficanti di armi e di organi.
Cosa può fare l'utente comune per mettersi al riparo da questi predatori?
La prima cosa da evitare è pubblicare immagini di bambini sui social, soprattutto se in costume da bagno o poco vestiti. Si tratta di foto che vengono acquisite e utilizzate in questi siti. Non dimentichiamo poi, che dietro ogni immagine di minori abusati o nudi ci sono degli abusi. Per questo, ormai da tempo, anche la Postale si preoccupa sì di stanare i pedofili, ma anche di dare un'identità alle vittime. E non di rado, dare un nome e un cognome al minore abusato consente di arrivare all'abusante: in moltissimi casi, il pedofilo vive a stretto contatto con la vittima o è addirittura un suo familiare. In qualche caso, chi abusa è stato abusato in passato. Spesso i pedofili sono insospettabili e si trovano in qualsiasi categoria sociale. L'altro consiglio importante è quello di non lasciare mai i bambini da soli davanti a smartphone e tablet. Per quanto riguarda i ragazzi, invece, è importante che sappiano che il sexting e l'invio di foto intime è pericolosissimo: un'immagine condivisa in rete non è più cancellabile e può finire sui siti di pedopornografia.
I contatti con i colleghi della Postale rimangono stretti, ma lei è passato alla Polfer.
Sì, e devo dire che mi piace molto. È una specialità dinamica, aperta e molto moderna. Sto partecipando ad un progetto con le scuole che si chiama "Incroci" in cui si parla dei rischi nelle comunicazioni stradale, ferroviaria e digitale. La sicurezza dei giovanissimi è sempre prioritaria, insomma.


