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BOLZANO. Il problema di Bolzano non è solo il caldo che ci arriva dall'alto. In forma di ondate dovute al riscaldamento globale. Ma è anche quello che giunge dal basso: le isole di calore. Dovute ad un paio di situazioni strutturali ( che possiamo anche attenuare) mentre sul resto niente da fare sul breve-medio periodo. Una, è che la città è fitta, quasi quanto Napoli ma senza il mare. Si è smesso da anni di costruire in estensione, scegliendo di bloccare le aree esterne, e dunque si è edificato ovunque fosse possibile.
Un'altra, è che Bolzano è nata, soprattutto quella nuova, intorno ad una delle aree industriali più massicce del Nord Italia e lì, con le lavorazioni e il traffico, il caldo va a nozze. Dunque? «La città deve intensificare la sua resilienza agendo dove è possibile. Ad esempio col verde - spiega Giovanni Pernigotto - oppure introducendo materiali costruttivi riflettenti».
Cioè? «Che invece di assorbire calore restituendolo sotto forma di infrarossi, lo respingono mitigandolo». L'altra questione è che la città ha evitato di costituire tangenziali di aggiramento, così costringendosi ad avere assi di traffico quasi esclusivamente interni. Uno? Via Roma. «Dove caldo e traffico si trovano stretti tra due lunghe file di condomini senza interruzioni - spiega Pernigotto - si forma la più classica delle isole di calore».
Lui è docente di fisica tecnica ambientale a Unibz, facoltà di Ingegneria. Ed è uno degli studiosi Lub che più si è dedicato a questi fenomeni bolzanini di incapsulamento delle temperature, anche dentro ricerche europee sulla questione.
Cosa producono le isole e cosa potrebbero invece arrivare a provocare le attività di contrasto professore?
"C'è un numero che spiega molto: le isole urbane possono far salire la temperatura di quasi 5 gradi, così che le tecniche di attenuazione possono farla scendere di altrettanto".
Cinque gradi con questi picchi sarebbero manna dal cielo no?
"Effettivamente. Ma occorre mettere in atto una serie di trincee che sono alla nostra portata anche nel medio periodo".
Mentre sul riscaldamento occorre ragionare sul lungo?
"È così".
E da dove si può partire?
"Gli interventi di resilienza sono di due tipi, quelli che hanno a che fare con gli edifici e quelli con i comportamenti. I primi suggeriscono l'uso massiccio di materiali riflettenti, una tipologia di rivestimento che impedisce l'assorbimento del calore, evitando così che il caldo venga restituito sotto forma di raggi infrarossi, che moltiplicano le temperature. Poi il verde".
Di che tipo?
"Penso al verde verticale, seppure poco usato a queste latitudini mentre in futuro sarebbe uno strumento molto funzionale. Oppure ai tetti verdi, tecnologia nella quale Bolzano ha già mostrato capacità di intervento. Vanno sempre più installati".
Invece i comportamenti?
"Sono legati, per dirne una, all'accelerazione dell'uso di impianti di refrigerazione e condizionamento. Qualche decennio fa non erano così diffusi, oggi invece sono distribuiti in moltissime abitazioni. Questa tecnologia produce fresco all'interno ma restituisce dosi massicce di calore all'esterno. Dove ci sono più case, più se ne avverte la presenza".
E ancora?
"Il traffico. Anche se Bolzano ha molte ciclabili, la sua struttura urbana amplifica anche una dose di traffico che in altri contesti sarebbe assorbibile. Quasi tutti gli assi cittadini sono dei corridoi circondati da case su tutti e due i lati, visto che la città è priva di tangenziali. E poi le fabbriche".
Intende la Zona?
"Bolzano è una città media ma oltre un terzo della sua superficie è produttiva o quasi. Questa produce calore dalle sue attività ma anche induce traffico. Non per nulla dai nostri calcoli la Zona, quando avvengono i picchi, supera di quasi 5 gradi la temperatura degli altri quartieri".
Esistono anche comportamenti minimi?
"Uno è l'attenzione alla ventilazione notturna: aprire le finestre di sera e chiudere di giorno aiuta a non ricorrere massicciamente ai condizionatori. E ancora l'uso dell'auto. Poi c'è la politica, la quale dovrà sempre più indurre all'uso di materiali riflettenti nelle costruzioni e a intensificare la presenza del verde negli edifici".
Altrimenti?
"Il combinato disposto di una città fitta e senza espansione, di una Zona molto trafficata e del riscaldamento potrà in futuro veder aumentare i disagi. Quindi inviamo a fare almeno quello che possiamo".


