BRESSANONE. I carabinieri della compagnia di Bressanone sentiranno a breve almeno 10 testimoni chiave per cercare di raccogliere ulteriori elementi utili sul brutale pestaggio al Forum. Non si tratta, è bene sottolinearlo, degli 8 indagati (un gruppo di giovani della zona di Laion dai 17 ai 21 anni), ma di persone che hanno assistito all’aggressione del branco contro Alex D’Alberto, il 18enne brissinese “reo” di aver cercato di difendere un amico in difficoltà. Si tratta di capire, in sostanza, se gli altri partecipanti al Maturaball, in quel momento all’esterno del Forum, abbiano riconosciuto uno o più dei “picchiatori” attualmente indagati dalla Procura per il reato di lesioni aggravate. Forse qualcuno ha anche captato altri motivi all’origine del pestaggio, un’azione in ogni caso ignobile e comunque non giustificabile.
 

Il gruppetto di Laion non si è presentato in caserma. Al momento il gruppetto di Laion non si è presentato dai carabinieri della compagnia di Bressanone per fornire un’altra versione dei fatti o per cercare in qualche modo di giustificarsi. Chi ha colpito sa bene di averlo fatto e che ci sono testimoni, video e foto a supporto. I militari dell’Arma hanno nomi e cognomi da vagliare e a cui attribuire eventuali responsabilità penali. C’è chi ha colpito, c’è chi ha bloccato la vittima e chi ha assistito passivamente senza muovere un dito. Gli indagati sembrano semplicemente aspettare che i carabinieri finiscano le loro indagini ma sarà necessario attendere almeno un paio di settimane. Ma difficilmente, questa volta, resteranno impuniti.


Renato D’Alberto, padre dell’aggredito, ritiene che ci sia anche una questione culturale da affrontare. «Ad oggi non si può escludere nessuna ipotesi - fatta salva l’innocenza di mio figlio - sui motivi di questa gravissima aggressione. Non nego che nella gioventù di oggi ci sia una rabbia ormai incontrollata, di cui è necessario comprendere e risolvere le cause».

Per l’architetto D’Alberto è soprattutto una questione di educazione e valori. «Credo che il problema risieda nelle radici culturali e nei valori trasmessi dalle famiglie. A volte manca totalmente il rispetto e l’apertura verso le diverse etnie, e questa chiusura rappresenta una ferita profonda che dobbiamo affrontare e sanare».

In foto un momento della rissa al Forum di Bressanone dove è iniziata l’aggressione