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BOLZANO. La proposta di riforma della legge elettorale rappresenta «un passo indietro» per la democrazia e per la convivenza in Alto Adige. Ne è convinto l'ex senatore Oskar Peterlini, che interviene criticando l'ipotesi di superare il collegio uninominale di Bolzano-Bassa Atesina, considerato un modello capace di favorire una rappresentanza trasversale tra i diversi gruppi linguistici.
Secondo Peterlini, quel collegio ha consentito per anni agli elettori di scegliere direttamente il proprio rappresentante, premiando candidati capaci di ottenere la fiducia di cittadini italiani, tedeschi e ladini. L'ex parlamentare ricorda di aver rappresentato l'intera popolazione «senza alcuna distinzione di lingua o di appartenenza etnica», sottolineando come il consenso ricevuto per tre legislature abbia dimostrato la possibilità di costruire una collaborazione oltre le appartenenze linguistiche.
L'ex senatore sostiene che la nuova impostazione riporterebbe invece il sistema verso una logica di separazione, nella quale il consenso trasversale perderebbe peso a favore di una rappresentanza definita a priori. A suo avviso, il rischio è quello di ridurre il ruolo della scelta degli elettori e di indebolire un modello che aveva favorito il dialogo tra le diverse componenti della società altoatesina.
Per Peterlini, la modifica della legge elettorale non rappresenta soltanto un cambiamento tecnico, ma un arretramento anche sul piano della convivenza civile. «Si rinuncia a un modello che aveva dimostrato come la rappresentanza potesse unire anziché dividere», afferma, definendo la riforma «un passo indietro per la democrazia» e per lo spirito di collaborazione che aveva caratterizzato il collegio di Bolzano-Bassa Atesina.
Il testo integrale della lettera di Peterlini
Con la nuova legge elettorale si vuole anche smantellare il collegio uninominale di Bolzano–Bassa Atesina. Un tempo erano le cittadine e i cittadini a decidere chi li avrebbe rappresentati. Quel collegio aveva reso possibile una collaborazione che andava oltre i confini etnici e linguistici, dando vita a un'esperienza politica straordinaria, costruita sulla fiducia reciproca, sulla solidarietà, sull'entusiasmo e sul consenso di persone appartenenti a tutti i gruppi linguistici.
Sono stato orgoglioso di poter rappresentare l'intera popolazione, senza alcuna distinzione di lingua o di appartenenza etnica. E voi, elettrici ed elettori, mi avete accordato una fiducia straordinaria, rinnovandola per ben tre legislature. È stata la dimostrazione che in Alto Adige il dialogo, il rispetto reciproco e la collaborazione possono prevalere sulle divisioni.
Oggi, invece, si vuole tornare indietro. Si torna a una logica di separazione, nella quale il consenso popolare e il sostegno trasversale tra i gruppi linguistici perdono importanza. Al loro posto si vuole garantire un seggio al Senato ritagliato su misura, indipendentemente dalla capacità di conquistare la fiducia dell'intero elettorato.
È un arretramento non solo sul piano della legge elettorale, ma anche sul piano della convivenza. Si rinuncia a un modello che aveva dimostrato come la rappresentanza potesse unire anziché dividere, e si sostituisce la forza del voto dei cittadini con una soluzione predeterminata. È un passo indietro per la democrazia e per quello spirito di collaborazione che, negli anni, aveva fatto del collegio Bolzano–Bassa Atesina un esempio positivo ben oltre i confini della nostra provincia.


