PHOTO
SALORNO. L'iniziativa del lido di Salorno di riservare un'ora alla settimana, post chiusura dell'impianto, alle donne islamiche che potranno entrare in piscina con il burkini, ha scatenato diverse reazioni. "Quella che viene presentata come un'iniziativa di inclusione rappresenta, a nostro avviso, l'esatto contrario. Separare uomini e donne negli spazi pubblici non significa integrare, ma introdurre una logica di divisione che pensavamo appartenesse al passato", scrive in una nota la Lega Alto Adige.
Dello stesso avviso i Freiheitlichen che in un comunicato scrivono: "Iniziative del genere spalancano le porte a una concezione della donna che porta all'oppressione e che considera le donne fondamentalmente solo come oggetti sessuali".
L’impatto della decisione è stato di carattere nazionale: chiara prova ne è il commento arrivato da Silvia Sardone, vice segretario della Lega: "Ritengo assurda la decisione del Lido di Salorno, in Alto Adige, con il sostegno del sindaco di riservare la piscina in un determinato orario esclusivamente alle donne islamiche. L'iniziativa inoltre consentirà alle frequentatrici di fare il bagno utilizzando il burkini. È una scelta senza senso che non favorisce assolutamente l'inclusione ma piuttosto alimenta la segregazione con le donne separate dagli uomini e obbligate all'uso di un costume integrale per motivi religiosi”.
”Altro che integrazione, in questo modo si istituzionalizza una forma di separazione tra uomini e donne e tra le diverse comunità. Con questa decisione si consente ad alcuni gruppi religiosi di isolarsi volontariamente, non aiutando le donne a integrarsi ma piuttosto a sentirsi emarginate e oppresse. L'uso del burkini come quello del velo integrale all'aperto non è libertà ma piuttosto sottomissione. Non dobbiamo abituarci a un'integrazione al contrario ma piuttosto favorire la conoscenza dei nostri valori e dei diritti delle donne. Queste decisioni, vendute come iniziative per l'inclusione, vanno invece nella direzione opposta"
A rimarcare invece il valore del progetto è Don Paolo Renner, teologo e direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Bolzano: "Un'antica virtù dell'Illuminismo si chiamava tolleranza, ma tollerare vuol dire sopportare il fatto che esistano anche persone diverse da noi, invece l'idea cristiana ci parla di rispetto, e rispetto vuol dire rispettare le esigenze dell'altro su questioni dove si può avere una certa elasticità", spiega il teologo.
"Per quanto riguarda l'iniziativa del lido, ritengo che sia un momento importante di socializzazione, quindi ben venga che le donne musulmane possano avere uno spazio loro riservato dopo la chiusura dell'impianto, soprattutto in una comunità come quella di Salorno che è molto multietnica e dove la convivenza funziona, sarebbe brutto che qualcuno dal di fuori predicasse rovinando il clima positivo che caratterizza questa comunità", conclude il religioso.
Non è la prima volta che l'Alto Adige discute, con toni più o meno accesi, l'apertura di piscine a sole donne per consentire alle donne musulmane di fare il bagno.
L’ultima volta al centro delle polemiche fu il Lido di Bolzano, nel 2009: l'allora sindaco Luigi Spagnolli, oggi senatore del Pd, si era detto "pronto ad affrontare la questione, qualora vi fossero richieste", scatenando dure critiche da parte di Lega e Freiheitlichen. Forse proprio a causa delle polemiche il Frauenschwimmen non decollò.
L'idea del 'nuoto femminile' era partita da Bergamo. La diocesi bergamasca aveva infatti deciso di dedicare la sua piscina, ogni giovedì mattina, un'ora per le sole donne. Il Frauenschwimmen è da tempo una realtà consolidata oltreconfine, come per esempio a Vienna e Monaco.
A Vienna, varie piscine pubbliche offrono orari riservati alle sole donne, musulmane e non. Stesso discorso a Monaco, dove dall'ormai lontano 2003 una piscina dedicò un intero pomeriggio alla clientela femminile.


