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TRENTO. Una violenza brutale. È diventato un caso nazionale il pestaggio subito a Trento da una poliziotta transgender. L'aggressione è avvenuta alle 3 di notte del 15 febbraio. L'agente di 53 anni (sta ultimando il percorso di transizione sessuale), fuori servizio e in abiti civili, è stata assalita da tre giovani ultras, che si trovavano in un locale. Ha risposto con uno schiaffo, da lì è partito il violento pestaggio. La vittima è riuscita a lasciare il locale e in macchina si è recata al Pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara, dove le sono stati applicati 18 punti di sutura. La prognosi è di trenta giorni. Gli aggressori sarebbero ultras di una tifoseria violenta del Trento calcio. Avviate le indagini. Gli investigatori della questura hanno acquisito le registrazioni delle telecamere e stanno convocando tutti i testimoni. Barista compresa. Che in questa intervista racconta ciò che è avvenuto.
Che clima c'era quella sera?
«Non c'è stata alcuna avvisaglia. Dopo la chiusura, alle 2, nel locale sono rimasti alcuni clienti, persone che frequentano il bar e che fra di loro si conoscono, se non di nome almeno di vista. Stavo facendo le pulizie. Ero tranquilla perché il clima era sereno. La donna e i tre ultras ridevano e scherzavano assieme. Lo possono vedere anche gli investigatori dalle telecamere: sono rimasti lì per un'ora. Dico che il clima era sereno, perfetto, perché quando ho terminato le pulizie mi sono seduta con loro cinque minuti».
Ha sentito frasi offensive o parole discriminatorie nei confronti della donna?
«No, assolutamente. Come ho detto, tutto era tranquillo, sennò non mi sarei mai fermata a parlare con loro. Stavo andando a spegnere le luci quando è scoppiato il caos. La donna ha reagito ad una frase detta da uno dei tre tifosi. A quel punto è stata colpita da uno dei tre ultras ed è caduta una prima volta, poi si è rialzata ed è caduta una seconda volta per il pugno tirato da un altro.
A quel punto lei è intervenuta: ha sentito anche insulti o frasi discriminanti?
«Non ho sentito nulla di questo. Vedendo ciò che stava accadendo, mi sono mezza in mezzo. Urlavo e piangevo, perché mai avrei permesso che qualcuno mettesse le mani addosso alla cliente, che conoscono personalmente. Nel parapiglia mi sono presa qualche pugno. Niente di grave. Poi ho visto tanto sangue per terra. La donna è andata in bagno a pulirsi, ho trovato anche il vetro sporco di sangue, ma anche uno degli ultras aveva segni sul viso. È stata una lite cruenta».
Qualcuno ha chiamato l'ambulanza o la polizia?
«Ho subito mandato fuori dal locale i tre ultras e ho chiesto alla donna se volesse l'ambulanza ma ha detto di no. I ragazzi sono rimasti fuori per un po', non sono scappati, né stavano aspettando la cliente. Anzi, vedendo che stavo piangendo ed ero agitata, hanno cercato di calmarmi. Poi sono andati via. Sono uscita dal locale assieme alla cliente dopo le 3».
I tagli sono impressionanti. Lei ha assistito all'aggressione?
«No, non ho visto. Tutto è avvenuto in pochi secondi. Posso dire che un paio di sgabelli in quella parte stretta del locale ci sono».


