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BOLZANO. Dei fiori, un pigiama, una borsa, perfino una macchina. La riempiva di attenzioni, regali e denaro tanto che sul conto di lei arrivavano bonifici regolari, da 5mila euro l'uno. Era una specie di "accordo" non scritto su cui si basava una singolare frequentazione tra un uomo e una donna di 40 anni, entrambi altoatesini. Il rapporto è proseguito su queste basi per anni finché lui non ha scoperto il tradimento.
Nell'agosto del 2023 ha infatti notato l'auto di un altro uomo sotto casa di lei. Ha visto i due uscire mano nella mano dall'abitazione. Profondamente deluso, nello stesso giorno le ha scritto un messaggio intimandole di lasciargli 200 euro al mese nella cassetta delle lettere come restituzione di una parte dei regali. La donna invece (ed è qui che comincia la battaglia giudiziaria) ha sostenuto in giudizio che si trattava di donazioni volontarie e ha persino chiesto un risarcimento danni per stalking. Il Tribunale di Bolzano, pronunciando la sentenza, ha archiviato le accuse persecutorie condannando la donna a restituire 20mila euro all'ex compagno.
Il motivo? Su tutti e quattro i bonifici da 5mila euro l'uomo aveva inserito come causale la parola "prestito". Al contrario, per altre somme minori date in precedenza senza la stessa causale, non ha preteso nulla, confermando che erano effettivamente delle donazioni. La difesa della donnaLa donna, che ha dovuto sborsare altri 4mila euro per le spese di lite, potrebbe ora impugnare la sentenza.
È emerso, a sostegno della sua difesa, che l'uomo, ben prima della rottura definitiva, era già stato colpito da un provvedimento di ammonimento del questore per condotte persecutorie. I fatti risalivano all'estate del 2022, quando aveva pesantemente insultato e minacciato al bar un amico e collaboratore della donna, spingendo quest'ultima a chiedere l'intervento delle autorità di pubblica sicurezza. Secondo la tesi della difesa della donna, quell'ammonimento precedente - unito ai successivi messaggi d'ira del 2023 e a un presunto pedinamento nei pressi di un centro commerciale - avrebbe dovuto inquadrare l'uomo come un stalker a tutti gli effetti. Un comportamento ossessivo che, a detta della donna, le aveva ingenerato un forte stato d'ansia al punto da costringerla a chiudere la propria attività.Esaminando le migliaia di chat WhatsApp scambiate tra i due, il giudice ha evidenziato come, subito dopo l'intervento del questore, la donna avesse deciso di perdonare l'uomo, riprendendo spontaneamente un'affettuosa frequentazione quotidiana.
L'episodio d'ira dell'agosto 2023, scatenato dalla vista del rivale, è stato così catalogato come «inopportuno ma isolato» all'interno di una pluriennale frequentazione amichevole, e quindi non sufficiente a integrare il reato di stalking. Sul fronte economico esistono altrettante prove documentate. L'uomo ha infatti effettuato, tra l'ottobre 2022 e l'agosto 2023, quattro distinti bonifici da 5mila euro l'uno inserendo sempre la medesima, inequivocabile causale: "prestito". Una nozione, scrive il giudice, che «anche per l'uomo comune comporta un'inequivoca connessione con la restituzione».


