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EGNA. Nella «Giornata della Memoria» arriva da Egna una storia emozionante e straordinaria, pur nella semplicità dei gesti, avvenuti però in un contesto drammatico. Ce la racconta Elena Paris, consigliera comunale e insegnante a Egna, che a nome dell'amministrazione comunale sta seguendo passo per passo la vicenda.
A marzo 2023 in consiglio comunale era approdata una mozione della consigliera Rosa Valenti, approvata poi all'unanimità, per «la riproduzione attraverso un'opera della cartolina scritta da Primo Levi che porta il timbro di Egna, in ricordo dello stesso e di tutte le vittime della Shoa».In questi giorni il Comune si sta adoperando, dopo l'approvazione nel bilancio di previsione di uno stanziamento destinato a questo scopo, per procedere alla realizzazione di una stele che riproduca la cartolina e che sia collocato nei pressi della stazione di Egna - Termeno.
La storia della cartolina e dei suoi protagonisti.
Primo Levi, scrittore e scienziato piemontese di famiglia ebrea, ma anche partigiano, nel dicembre 1943 venne arrestato in un paesino della Val d'Aosta, dove insieme alle sue amiche Vanda Maestro e Luciana Nissim si era rifugiato dopo il fatidico 8 settembre 1943 per sfuggire ai bombardamenti su Torino e all'arruolamento forzato fascista. I tre amici erano mossi dal proposito di unirsi alle brigate antifasciste del movimento Giustiza e Libertà. Nelle stesse settimane iniziarono i violenti rastrellamenti ad opera del prefetto di Aosta, indirizzati contro ebrei e partigiani. La notte tra il 12 e 13 dicembre i tre vennero arrestati, trasferiti ad Aosta dove rimasero due mesi prima del trasferimento nel campo di Fossoli. L'internamento a Fossoli durò un mese, al termine del quale le SS decisero di trasportare tutti i detenuti (650 persone tra donne, uomini, anziani e bambini) ad Auschwitz. Partirono da Fossoli il 23 febbraio, l'arrivo ad Auschwitz è registrato dopo tre giorni. Primo Levi racconterà questo viaggio nel primo capito del libro "Se questo è un uomo". Anche Luciana Nissim lo farà in una successiva intervista. Nel vagone vennero stipate, senza acqua né cibo nè una latrina 45 persone; di questi, solo 4 sarebbero tornati a casa in vita. Tra questi anche Luciana e Primo. Nessuno conosceva il nome della destinazione "Auschwitz" fissato ai vagoni.
Il momento del passaggio tra Trento e Bolzano e la cartolina con il timbro di Egna.
«Dalla feritoia, vedemmo sfilare - racconta Levi - le alte rupi pallide della Val d'Adige, gli ultimi nomi di città italiane. Passammo il Brennero alle dodici del secondo giorno e tutti si alzarono in piedi, ma nessuno disse parola...». Proprio lungo la tratta verso il Brennero, circa a metà strada tra Trento e Bolzano, Primo Levi lanciò fuori dal vagone una cartolina indirizzata all'amica torinese Bianca Guidetti Serra, firmata anche a nome di Luciana Nissim e Vanda Maestro. È datata "Bolzano 23 febbraio 1944" e porta il timbro di Egna (24 febbraio 1944). Ecco le parole del testo: "Cara Bianca, tutti in viaggio alla maniera classica, saluti a tutti, a voi la fiaccola. Ciao Bianca, ti vogliamo bene". Luciana, Vanda, Primo.
L'amicizia con Bianca Guidetti Serra.
Era un'amica di gioventù di Primo Levi, una persona a cui lui durante la deportazione inviò cartoline e lettere, in particolare durante il suo viaggio di ritorno attraverso la Russia e l'Europa. Bianca e Primo si erano conosciuti a Torino negli anni giovanili. Erano entrambi del '19, li univa una comunanza di valori e la presa di posizione contro il fascismo, in particolare nel funesto momento dell'approvazione delle leggi razziali. Era un nutrito gruppo di studenti e studentesse universitarie: Alberto Salmoni - suo futuro marito - Franco Momigliano, Silvio Ortona, Vanda Maestro, Luciana Nissim, Ada Della Torre, Franco Sacerdoti e Primo Levi appunto. Lei cristiana in un gruppo di amici ebrei, non conobbe l'orrore della deportazione. Bianca passerà tutta la sua vita a impegnarsi e a lottare per i diritti. Dopo aver preso parte attiva alla Resistenza e alla lotta di liberazione dal nazifascismo, è stata per lunghi anni una persona impegnata nella società civile e nella politica, e ha fatto di tutta la sua vita un capolavoro di impegno a favore della democrazia e della difesa dei più deboli. Lo ha fatto come avvocata penalista (una delle prime donne in Italia) in processi a difesa dell'ambiente e della salute degli operai, portando avanti battaglie giudiziarie a favore delle donne, dell'infanzia, degli operai; ha agito come consigliera comunale e come parlamentare. Una donna, come lei stessa ha detto nel libro biografico "Bianca la rossa" (ed. Einaudi) " a cui è piaciuto il fare". Quando la cartolina, raccolta e spedita da mani ignote, arrivò a destinazione, fu lei in persona a informare la famiglia di Primo Levi, rassicurandola del fatto che fosse vivo. Le parole della staffetta partigiana bolzanina Franca "Anita" Turra ci riportano a quei mesi e ci raccontano di mani pietose: «Nei giorni che seguirono l'8 settembre, da Bolzano passavano treni e treni carichi di soldati e civili, che venivano deportati in Germania. Erano carri bestiame pieni di giovani disperati strappati alle loro famiglie e alle loro case. Nella sosta alla stazione ci buttavano dalle feritoie lettere per le loro mogli e madri, ci chiedevano pane sigarette e conforto per la loro sorte. Questa sequenza di vagoni carichi di gente nostra non poteva non suscitare in coloro che vivevano consapevolmente tale tragedia il bisogno di reagire e di lottare per quella libertà così brutalmente repressa». I due amici si rividero a guerra finita. L'incontro, così ci viene raccontato, avvenne a Torino, e fu contrassegnato da una lunga stretta di mano. L'amicizia e il dialogo continuò per tutta la vita.
L'impegno del Comune di Egna.
Conclude la consigliera Paris: «Desideriamo che a a Egna vi sia traccia di questa storia, poiché la storia dei singoli proprio qui in questo territorio lungo l'asse del Brennero si è intrecciata con la Storia del Novecento. Le deportazioni hanno rappresentato una pagina tra le più nere e vergognose dell'umanità e va trasmesso a imperitura memoria, ricordando che ciò che è già stato può essere ancora. Per il Comune di Egna poter realizzare un luogo di memoria così legato al proprio territorio e alla Storia è un onore, a 80 anni esatti da quel lancio pieno di fiducia e speranza nell'Umanità». MAX.BO.


