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SAN CANDIDO. «Il paese è sconvolto e in profondo lutto, un capitolo tra i più neri nella storia della nostra comunità. Piangiamo in particolare la signora Waltraud Jud, impiegata modello, persona simpatica, solare, disponibile, sempre pronta a dare una mano». Sono le parole del sindaco di San Candido, ieri pomeriggio, nel corso della ricostruzione delle delicatissime ore dell’intervento di soccorso operato fra sabato notte e domenica mattina alla palazzina Ipes di via Corbiniano 6.
Sconvolte le due anziane inquiline del primo piano, in preda al terrore per una decina di ore prima di essere raggiunte e aiutate; sconvolti i vicini; sconvolti i 45 soccorritori intervenuti: mai avrebbero immaginato di poter diventare bersagli di un’arma da fuoco. Anche perché, come stimato ieri dai carabinieri, Ewald Kühbacher in totale avrebbe sparato non meno di un centinaio di colpi di pistola.
Un intervento alla cieca
A posteriori, ossia ora, conoscendo in dettaglio cosa è successo, è troppo facile trinciare giudizi e criticare le supposte lungaggini nella conclusione dell’intervento. Ma come hanno spiegato ieri il sindaco Klaus Rainer, il comandante della compagnia dei carabinieri Simone Carlini, il dirigente del commissariato di polizia Fabio Ponte, il comandante dei locali vigili del fuoco Andreas Schäfer e il caposervizio della Croce bianca di San Candido Meinhard Kühebacher, sabato sera verso le 23 non si sapeva assolutamente nulla di nulla.
I pompieri, allertati da una telefonata al 112, sono partiti per una supposta fuga di gas e di conseguenza hanno messo in atto i protocolli previsti in quel caso, schierando i loro mezzi a ridosso della palazzina. Ma - lo si è compreso quasi subito - non si trattava di una fuga di gas. Qualcuno aveva udito dei forti rumori, ma non si era compreso che fossero degli spari. Poi, al reiterarsi, si è capito di cosa si trattava. I carabinieri, già sul posto per la supposta fuga di gas, hanno chiesto rinforzi.
Sul posto è giunto il maggiore Carlini. Insieme ad altri due carabinieri, indossati i giubbotti anti proiettile, come racconta lui stesso, «siamo entrati nel giroscale, abbiamo salito la prima, la seconda, la terza rampa di scale. C’erano abbondanti tracce di sangue e abbiamo scorto il cadavere della signora Jud».
Dall’alto però qualcuno ha iniziato a sparare anche contro di loro. Non si sapeva chi fosse, in quanti fossero, perché stessero sparando. I carabinieri sono riusciti a uscirsene dal giroscale indenni, a mettersi al sicuro e a far mettere al riparo anche il resto dei soccorritori, ossia pompieri, sanitari, medici d’urgenza. Dall’alto spari a raffica, un carabiniere viene colpito di striscio al volto da un calcinaccio, il sindaco, sul posto dal primo minuto come volontario dei vigili del fuoco, racconta di essersi sentito in prima persona un bersaglio.
Solo venti minuti
A quel punto, si è chiamato il comando provinciale dei Carabinieri e si è allertato il magistrato di turno. Si è deciso di chiedere al comando generale dell’Arma l’invio del Gruppo intervento speciale, di stanza a Livorno. È dotato di mezzi aerei ad ala fissa e rotante, ed è in grado di raggiungere qualsiasi parte del Paese in un’ora. In venti minuti è arrivata l’autorizzazione da Roma e il Gis si è mosso, arrivando così a Bolzano. I dettagli precisi non sono stati diffusi, in quanto le attività del corpo speciale sono - come si dice in gergo - classificate. E dunque tutelate dal segreto.
Nel frattempo, dal capoluogo sono salite due unità dei carabinieri, che hanno creato una cintura di sicurezza attorno all’edificio. Lo stesso hanno fatto i vigili del fuoco, chiudendo al transito le strade vicine. Operazione che si è dovuta rafforzare al mattino presto, con allerta della protezione civile diramata alla popolazione, con la richiesta di non uscire di casa. Sospese le messe, si sono chiuse anche le ciclabili, perché verso le 7-8 molti turisti già escono per le loro escursioni.
Troppe incognite
Come chiarito ieri, la macchina dell’intervento ha funzionato a dovere, con la collaborazione di tutti, nonostante non si sapesse quante persone fossero coinvolte, quanti inquilini fossero presenti, se ci fossero feriti o persone sequestrate, quanti fossero gli autori del gesto. È occorsa dunque una lunga attività di raccolta informazioni e studio, prima di far salire il Gis e dare il via libera. Anche contro il nucleo speciale, il 50 enne ha sparato, fino a rintanarsi in una camera e a suicidarsi con la stessa arma usata per uccidere il padre e la vicina di casa.
Persona schiva
Sull’omicida, ha ammesso il sindaco, non si sa molto. «Lavorava per una società di sicurezza, ma dal 2012 nessun lavoro stabile. Dal 2019, anno della morte della madre, assieme al fratello accudiva l’anziano padre». Persona schiva, introversa, ma non aveva mai dato problemi di sorta. «Il padre era seguito dal servizio infermieristico domiciliare e dall’assistenza domiciliare, con i quali i rapporti erano cordiali». Insomma, nessuna avvisaglia di ciò che poi sarebbe successo.
«Non sappiamo quale sia stato il motivo di questo folle gesto», conclude il primo cittadino.
La vittima
Parole particolarmente accorate sono state rivolte dal sindaco in ricordo di Waltraud Jud, «impiegata stimata e molto competente. Ha lavorato per anni in Comune, dove era apprezzata da tutti; era sempre disponibile. Ora lavorava alla direzione del teleriscaldamento di Dobbiaco e come vicepresidente lo posso confermare: stima incondizionata da parte dei colleghi. Era anche nel coro della Collegiata di San Candido, dove ora la piangono amiche e amici. Era una persona simpatica, solare, lascia il marito Korbinian e i figli Viktoria, Benedikt e Mathias, nonché diversi fratelli e sorelle. Per San Candido una perdita davvero immensa».


