Brunico, un libro per raccontare le radici degli italiani

BRUNICO. Affrontare il futuro senza dimenticare il passato è una delle sfide più significative e ardue del nostro secolo e di quelli a venire. Una battaglia silente e pacifica che trova il tempo di...



BRUNICO. Affrontare il futuro senza dimenticare il passato è una delle sfide più significative e ardue del nostro secolo e di quelli a venire. Una battaglia silente e pacifica che trova il tempo di soffermarsi lungo l’autostrada del domani per ricordarci come e cosa ci abbia permesso di essere ciò che siamo. Su questi principi cardine si fonda il libro di Fabian Fistill “Italiani a Brunico - Alle origini di un percorso” che sarà presentato sabato alle 10 alla vecchia palestra di Brunico e che narra le testimonianze dirette di 19 cittadini, primi italiani a risiedere nella città pusterese. L’autore brunicense sarà introdotto dal direttore dell’Alto Adige Alberto Faustini. Il volume è stato accolto positivamente anche dall’amministrazione e in particolare dal vicesindaco Renato Stancher: «Questo libro realizza uno dei desideri che ho maturato durante il mio impegno politico nel contribuire alla conoscenza delle radici della nostra comunità e fare in modo che le tracce del passato non vengano cancellate, lasciando una testimonianza tangibile e significativa per i nostri giovani ed il futuro che li attende».

Tra le storie significative raccontate nel libro di Fistill quella di Giulia De Villa, la più anziana tra le persone intervistate e scomparsa a solo un mese dall’intervista. Classe 1920, nata a San Pietro di Cadore in provincia di Belluno, a Brunico dal ’26. «Sono originaria del Comelico, nella provincia di Belluno, sono nata a Costalta. Ho vissuto a Molini di Tures fino ai sei anni e per il resto sempre qui a Brunico. Durante la guerra mi ricordo di questi piccoli aerei che volavano bassi e cercavano di prendere la ferrovia, non Brunico in sé, ma hanno fatto anche danni alla città. L’hotel Blitzburg per esempio è stato colpito. In quel periodo mio marito aveva trovato una casa a Santa Caterina e ci siamo trasferiti lì». (l.o.)

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