VAL BADIA. Martedì, a Badia si terrà una riunione del comitato provinciale per la cultura architettonica e il paesaggio che mira a garantire un’uniformità all’architettura contemporanea che (almeno sulla carta) dovrebbe essere in armonia con il contesto paesaggistico.

Proprio il Comune di Badia anni fa aveva richiesto l’attenzione degli altri due Comuni della vallata, Corvara e La Valle, per riprendere lo studio che punta ad uniformare le norme comunali e tentare così di proteggere la caratteristica architettura della vallata ladina. L’incarico, da parte dei tre Comuni, era stato conferito, nel tentativo di evitare, in futuro, altre brutture (vedi colate di cemento) come quelle che hanno rovinato il paesaggio e l’architettura caratteristica dei paesi dell’Alta Badia.

Lo studio - avviato e poi “arenatosi” - era stato affidato dai tre Comuni a due professionisti. “In particolare - aveva detto il sindaco di Badia Giacomo “Iaco” Frenademetz - si tratta di considerazioni, e quindi consigli, sui materiali da usare, sul colore delle facciate degli edifici, sui materiali da costruzione, sui muri di contenimento. Si tratta di indicazioni che potrebbero diventare direttive. Bisogna riprendere in mano lo studio perché è importante per il futuro dei nostri paesi che sono stati, spesso, modificati da scelte architettoniche non proprio ideali”.

L’iniziativa di Badia, Corvara e La Valle puntava anche ad arginare il fenomeno della vendita delle seconde case per finalità turistiche ed era scaturita dalla considerazione che negli ultimi anni si è spesso costruito in modo non proprio rispettoso della tipica architettura dell’Alta Badia, pur in presenza di regolari concessioni edilizie autorizzate.

I tre Comuni badioti avevano affidato agli architetti Sigrid Piccolruaz e Karl Heinz Castlunger l’incarico “di elaborare delle direttive su come costruire o meglio non costruire per mantenere il carattere ladino delle nostre costruzioni”. Ad essere protette - da assalti urbanistici ed architettonici - sono per ora solo le caratteristiche e storiche Viles badiote. Questi complessi sono di piccole dimensioni, superando raramente le 10 aziende agricole e quindi i 20 edifici. Ma questa tutela non basta. Attorno alle Viles, spesso sono stati costruiti edifici che nulla hanno a che fare con le caratteristiche (non solo architettoniche) dell’Alta Badia. Gli amministratori hanno detto e ripetuto che la situazione è peggiorata e c’è bisogno di maggiori controlli e di regole precise ed efficaci. Da qui la sollecitazione di Badia a riprendere lo studio. La riunione di martedì dovrebbe servire ad approfondire il discorso e a trovare le soluzioni adeguate.