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VAL GARDENA. La neve non è mancata in questo inverno e in Val Gardena ha messo in crisi anche gli animali selvatici nei loro movimenti alla ricerca del cibo. Così, in particolare a Selva e a Santa Cristina, i guardiacaccia hanno dovuto sistemare due punti per la distribuzione di fieno. Muoversi nella neve alta richiede molta energia e il nutrimento difficilmente accessibile va recuperato dagli animali scavando nella coltre bianca con fatica.
La decisione di allestire i punti di rifornimento è stata presa ispirandosi a precise disposizioni provinciali. “La richiesta - dice Luigi Spagnolli direttore dell’ufficio caccia e pesca della Provincia - è stata fatta dai cacciatori. Il foraggiamento non è possibile per i cervi. In base quindi a ciò che accade in natura, gli animali più forti riescono comunque a sopravvivere, quelli meno forti non ce la fanno. Per gli altri animali si è deciso di intervenire avendo registrato molti esemplari che mangiano le cortecce degli alberi soprattutto in zone vicine ai paesi”.
Nella zona di Selva e di Santa Cristina si è seguito un approccio ecologico. In linea di principio gli animali selvatici sono in grado di sopravvivere anche a rigidi inverni: la strategia di sopravvivenza della selvaggina consiste nel risparmio di energia attraverso la riduzione del metabolismo e della temperatura corporea nonché nello sfruttamento possibilmente ottimale dell’habitat invernale. Pertanto nella maggior parte degli inverni è possibile rinunciare al foraggiamento degli ungulati. E talvolta il foraggiamento risulta addirittura controproducente. Nel quadro di misure di emergenza, è però possibile disporre il foraggiamento in via eccezionale. Accade quando si verificano fattori particolarmente sfavorevoli, quali l’arrivo precoce dell’inverno, periodi freddi prolungati ed elevate quantità di neve.
La libertà di movimento della selvaggina viene limitata in maniera massiccia e l’assunzione di cibo diventa più difficile. Di conseguenza i numeri relativi alla selvaggina morta subiscono un’impennata. Sono gli animali giovani a essere colpiti maggiormente, in quanto dispongono di minori riserve di grasso.
Ed ecco che, dopo le forti nevicate dei giorni scorsi, a Selva e a Santa Cristina sono stati allestiti i due punti di foraggiamento in altrettante località di montagna. A giudicare dalle impronte lasciate sulla neve sono molti gli animali che se ne sono già serviti. I più deboli fra loro hanno così la possibilità di resistere e sopravvivere salvo poi verificare le loro condizioni successivamente, quando dovranno riconquistare l’autonomia alimentare.
La decisione di allestire i punti di rifornimento è stata presa ispirandosi a precise disposizioni provinciali. “La richiesta - dice Luigi Spagnolli direttore dell’ufficio caccia e pesca della Provincia - è stata fatta dai cacciatori. Il foraggiamento non è possibile per i cervi. In base quindi a ciò che accade in natura, gli animali più forti riescono comunque a sopravvivere, quelli meno forti non ce la fanno. Per gli altri animali si è deciso di intervenire avendo registrato molti esemplari che mangiano le cortecce degli alberi soprattutto in zone vicine ai paesi”.
Nella zona di Selva e di Santa Cristina si è seguito un approccio ecologico. In linea di principio gli animali selvatici sono in grado di sopravvivere anche a rigidi inverni: la strategia di sopravvivenza della selvaggina consiste nel risparmio di energia attraverso la riduzione del metabolismo e della temperatura corporea nonché nello sfruttamento possibilmente ottimale dell’habitat invernale. Pertanto nella maggior parte degli inverni è possibile rinunciare al foraggiamento degli ungulati. E talvolta il foraggiamento risulta addirittura controproducente. Nel quadro di misure di emergenza, è però possibile disporre il foraggiamento in via eccezionale. Accade quando si verificano fattori particolarmente sfavorevoli, quali l’arrivo precoce dell’inverno, periodi freddi prolungati ed elevate quantità di neve.
La libertà di movimento della selvaggina viene limitata in maniera massiccia e l’assunzione di cibo diventa più difficile. Di conseguenza i numeri relativi alla selvaggina morta subiscono un’impennata. Sono gli animali giovani a essere colpiti maggiormente, in quanto dispongono di minori riserve di grasso.
Ed ecco che, dopo le forti nevicate dei giorni scorsi, a Selva e a Santa Cristina sono stati allestiti i due punti di foraggiamento in altrettante località di montagna. A giudicare dalle impronte lasciate sulla neve sono molti gli animali che se ne sono già serviti. I più deboli fra loro hanno così la possibilità di resistere e sopravvivere salvo poi verificare le loro condizioni successivamente, quando dovranno riconquistare l’autonomia alimentare.


