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SELVA GARDENA. «Sciare è un po’ come andare in macchina: bisogna prestare massima attenzione al tracciato ma anche agli altri. Nel caso specifico, forse, a tradire il 45enne turista romano potrebbero essere stati la velocità o la visibilità»: a parlare è Peter Runggaldier, campionissimo di sci alpino (ha vinto una Coppa del mondo di Supergigante e una medaglia iridata) che oggi fa anche da guida sia per gruppi di sciatori che di appassionati di mountain bike.
Lei stava sciando ieri mattina in val Gardena. Com’era la visibilità?
«Discreta ma non ottimale. In alcuni tratti si vedeva bene, mentre in altri - complici le nuvole basse o il riverbero della luce - bisognava prestare la massima attenzione. In quel caso è fondamentale non farsi prendere dalla smania di andare veloci».
Il fatto che, a quell’ora, in zona Dantercepies ci fossero pochi sciatori può aver inciso sulla velocità?
«Solitamente è così. Molti sciano la mattina presto proprio perché ci sono meno persone e, sbagliando, si prendono qualche libertà in più».
Le piste, fino all’Epifania, sono sempre state pienissime, non solo in val Gardena. Questo può incidere sul numero di incidenti, che negli ultimi giorni sono stati decine?
«È chiaro che più persone ci sono e maggiore è il rischio, in linea teorica, di farsi male. In realtà - se si scende con prudenza - senza andare oltre le proprie capacità, il rischio di essere coinvolti in incidenti è piuttosto basso».
In questi giorni si parla molto di valanghe e fuoripista. Lei sarebbe andato in Venosta (oltre i 2 mila metri) – dove sono morte una bimba di 11 anni e la mamma di 45 – con un rischio marcato 3?
«No, se c’è un rischio valanghe bisogna sempre tenerne conto. Sciare nella neve fresca è bellissimo ma bisogna farlo in condizioni di massima sicurezza. Ho portato anch’io i miei figli a sciare da piccoli in quota ma solo nei boschi. Non sono mai stati esposti a costoni e pendii innevati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lei stava sciando ieri mattina in val Gardena. Com’era la visibilità?
«Discreta ma non ottimale. In alcuni tratti si vedeva bene, mentre in altri - complici le nuvole basse o il riverbero della luce - bisognava prestare la massima attenzione. In quel caso è fondamentale non farsi prendere dalla smania di andare veloci».
Il fatto che, a quell’ora, in zona Dantercepies ci fossero pochi sciatori può aver inciso sulla velocità?
«Solitamente è così. Molti sciano la mattina presto proprio perché ci sono meno persone e, sbagliando, si prendono qualche libertà in più».
Le piste, fino all’Epifania, sono sempre state pienissime, non solo in val Gardena. Questo può incidere sul numero di incidenti, che negli ultimi giorni sono stati decine?
«È chiaro che più persone ci sono e maggiore è il rischio, in linea teorica, di farsi male. In realtà - se si scende con prudenza - senza andare oltre le proprie capacità, il rischio di essere coinvolti in incidenti è piuttosto basso».
In questi giorni si parla molto di valanghe e fuoripista. Lei sarebbe andato in Venosta (oltre i 2 mila metri) – dove sono morte una bimba di 11 anni e la mamma di 45 – con un rischio marcato 3?
«No, se c’è un rischio valanghe bisogna sempre tenerne conto. Sciare nella neve fresca è bellissimo ma bisogna farlo in condizioni di massima sicurezza. Ho portato anch’io i miei figli a sciare da piccoli in quota ma solo nei boschi. Non sono mai stati esposti a costoni e pendii innevati».
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