Riello muoveva milioni tra più conti: i clienti spendevano soldi inesistenti
Chiuse le indagini: il pm ora chiederà il processo per truffa aggravata contro il 64enne bolzanino. Un’imprenditrice acquistò una villa con il denaro che il consulente aveva prelevato da un altro investitore
BOLZANO. È il 18 luglio 2012 quando una delle clienti di Moreno Riello, il consulente bancario oggi indagato per truffa aggravata, realizza il sogno di una vita: acquista una villa nel cuore del capoluogo. Costo: un milione e duecento mila euro. È grazie agli investimenti miracolosi dello stesso Riello che la donna crede di avere accumulato un patrimonio enorme, impensabile fino a pochi anni prima. Il problema, appunto, è che quei soldi non sono realmente suoi.
Secondo l'accusa, pronta a chiedere il processo per il 64enne bolzanino, quella villa con piscina (come tanti altri beni) è stata acquistata grazie al denaro sottratto dai conti di altri imprenditori-clienti. E per impedire agli stessi imprenditori di accorgersi dell'ammanco, l'imperturbabile professionista forniva sistematicamente rendicontazioni fittizie, che mostravano controvalori patrimoniali molto superiori a quelli reali. In sintesi, secondo il pm Igor Secco, il consulente avrebbe eseguito centinaia di movimenti finanziari tra i vari conti dei suoi clienti per garantire la disponibilità liquida necessaria a coprire le spese degli stessi investitori. Un meccanismo che gli ha fruttato premi di produzione dalla banca per 25 anni. Dipendente dell'Intesa Sanpaolo Private Banking dal 2000, Riello è andato in pensione ad inizio 2025. E lì il castello è crollato.
A gennaio dell'anno scorso, infatti, è arrivato un nuovo consulente che ha mostrato ai clienti l'ammontare reale dei depositi: i milioni erano improvvisamente evaporati; rimanevano poche centinaia di migliaia di euro. Da lì sono partite le denunce, facendo scattare l'inchiesta della Guardia di Finanza. Ora le indagini, come avevamo già anticipato settimane fa, si sono chiuse: ci si concentra su cinque clienti principali, per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro. Alberto Berardi, l'avvocato difensore di Moreno Riello, ha annunciato di non voler presentare memorie difensive e di essere pronto a difendere il proprio assistito nel corso del dibattimento.
Altre vittime, da noi contattate, dicono di non sapere come mai la propria posizione non compaia nell'avviso di conclusione delle indagini. In alto mare anche le trattative di recupero del denaro con la banca: solo un paio di persone avrebbero ottenuto il risarcimento.
Il servizio "We Add"
L'accusa è pesante perché si parla di truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante entità (art. 61 n. 7 c.p.), minorata difesa dovuta all'età avanzata di alcune persone offese (art. 61 n. 5 c.p.), abuso di prestazioni d'opera (art. 61 n. 11 c.p.) e nesso teleologico (art. 61 n. 2 c.p.) per aver commesso il fatto per conseguirne il profitto. Come? Visto che Riello dice di non essersi intascato un euro di tutti quei milioni.
Un aspetto centrale, secondo la Procura, riguarda il servizio interno della banca denominato "We Add", utilizzato per fare guadagnare al consulente bolzanino dei bonus sullo stipendio a spese del cliente. Riello avrebbe convinto uno di loro a firmare dei moduli, senza spiegargli cosa fossero o a cosa servissero realmente. Il cliente pensava di firmare normali carte bancarie, ma in realtà stava attivando un servizio a pagamento di cui non aveva bisogno e di cui non conosceva l'esistenza. Sintesi: l'indagato avrebbe ricevuto dei premi produzione (soldi extra in busta paga) calcolati proprio sulla base di queste attivazioni forzate o fantasma per decine di migliaia di euro.
Un finto Superbonus
Vittime del consulente bolzanino sono rimasti medici e facoltosi imprenditori bolzanini. Riello avrebbe fatto credere ad uno di loro di aver gestito e portato a termine con successo una pratica per ottenere l'agevolazione fiscale del "Superbonus 110". Per dare credibilità alla cosa, il 25 gennaio 2022 il professionista oggi in pensione inviò un'e-mail al cliente in cui attestava ufficialmente che una somma pari a 155mila euro era stata appena accreditata sul suo conto corrente. Inventando di sana pianta l'ingresso di questa grossa somma di denaro, sempre secondo l'accusa, Riello sarebbe riuscito a far apparire il conto del cliente molto più ricco di quanto non fosse in realtà. Questa "illusione" gli avrebbe permesso di mascherare per anni i prelievi non autorizzati mantenendo gli investitori tranquilli e fiduciosi nel suo operato.