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BOLZANO. «Il tavolo resta molto complicato...». Non nasconde la delusione Ruggero Rossi de Mio direttore generale di Sasa. L'azienda aveva organizzato l’altro ieri pomeriggio una riunione con tutte le sigle sindacali per cercare di superare lo stallo che vede le sigle divise in due: quattro firmatarie dell'accordo di secondo livello di fine novembre, quattro contrarie e impegnate in uno sciopero dopo l'altro (il prossimo di 24 ore è previsto per oggi).
Le posizioni restano divise e la riunione è terminata peggio di come era iniziata. «Chiusi i lavori con l'azienda, noi sindacalisti abbiamo litigato per un'ora e le altre quattro sigle si sono rifiutate di firmare il verbale», riferisce Artan Mullaymeri (segretario Uil trasporti). Ma il battagliero Girolamo Frenna (Usb Lavoro privato) minimizza: «Bene che l'azienda prospetti ulteriori aumenti. Evidentemente gli scioperi servono a qualcosa».
Beneficiari ed esclusi
Il contratto di secondo livello oggetto della guerra sindacale non era oggetto della riunione. Ma l'azienda per il momento resta fedele alla strategia adottata («suggerita dai nostri legali», ricorda il direttore generale) e ne trapelano le conseguenze. Sasa sta applicando l'accordo solo agli iscritti alle organizzazioni sindacali che hanno siglato l'accordo (Cisl/Fit, Uil trasporti, Faisa/Cisal, Asgb) e a coloro che non risultano iscritti ad alcuna sigla.
Non viene invece applicato agli iscritti ai sindacati non firmatari Filt Cgil, Orsa Trasporti, Usb Lavoro Privato e Ugl Autoferro (promotori del referendum che ha bocciato l'intesa). In base a questi criteri, dagli aumenti viene escluso il 20% dei dipendenti, circa 150 lavoratori su 590. Sarebbe peraltro possibile chiedere autonomamente di ricevere gli aumenti, indipendentemente dalla tessera sindacale. Secondo l'azienda questi casi sarebbero assolutamente limitati. Insomma, gli aderenti a Cgil e alle altre tre sigle restano compatti sul «no». L'accordo prevede tra i 50 e i 70 euro al mese in più; ulteriori 250 euro di welfare (per un totale di 500), utilizzabili per l'acquisto dell'abbonamento annuale al trasporto pubblico, come già avviene per i dipendenti pubblici).
Ruggero Rossi de Mio tende la mano: «La nostra volontà è sanare la divisione, applicando l'accordo a tutti, perché non ci piace questa situazione. Per poi eventualmente rivedere i contenuti di fine novembre».
Tensione al tavolo
Ma veniamo alla riunione. Aperta in video dalla presidente Astrid Kofler (impegnata a Roma), presenti il vicepresidente Franco Murano, Rossi de Mio e i delegati di tutte le otto sigle sindacali, è ripartita la trattativa su temi come il premio di risultato e l'aumento dei buoni pasto. La legge di bilancio nazionale ha portato la detassazione dei buoni pasto a 10 euro. In Sasa i buoni pasto oggi sono da 7 euro. Cisl/Fit, Uil trasporti, Faisa/Cisal e Asgb sono arrivati alla riunione con la richiesta di adeguamento a 10 euro. L'azienda si è riservata di effettuare le valutazioni interne, ma Rossi de Mio anticipa: «Un aumento ci sarà». Apertura di Sasa anche, sempre in base alla legge nazionale, sulla richiesta di applicare all'1% la riduzione dell'aliquota dell'imposta sostitutiva sui premi di risultato. In prospettiva per il triennio 2026-2028, anticipa Mullaymeri, il premio di risultato dovrebbe crescere in media da 1.709 a 1.800 euro annui. Scenari positivi, ma Filt Cgil, Orsa Trasporti, Usb Lavoro Privato e Ugl Autoferro contestano il metodo.
Riassume Frenna: «Siamo arrivati alla riunione senza avere ricevuto l'ordine del giorno, mentre le altre sigle avevano già pronte le loro proposte. Hanno rifiutato di inserire alcune nostre richieste nel verbale, ecco perché non lo abbiamo firmato». Secondo il sindacalista, la trattativa può ripartire: «Siamo soddisfatti che l'azienda prospetti l'aumento su buoni pasto e premio di risultato, incrementi che andranno a tutti i lavoratori, non solo a una parte di essi, come stabilito dopo il referendum». Frenna assicura di prendere sul serio la disponibilità della azienda a ricucire i rapporti sindacali: «Vogliono tornare a parlare dell'accordo di fine novembre? Noi ci stiamo. C'è tutto il tempo per farlo, fino all'udienza del 17 febbraio davanti al giudice del lavoro, quando porteremo le nostre ragioni contro l'applicazione selettiva degli aumenti».


