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BOLZANO. Più di un paio di scarpe su tre non rispetta le normative europee sulle sostanze chimiche. È il risultato di uno studio della Confederazione europea dell'industria calzaturiera sui prodotti venduti attraverso le piattaforme cinesi Shein, Temu e AliExpress. Dei 76 paia esaminati, 27, pari al 36%, presentavano almeno un'irregolarità, soprattutto per il superamento dei limiti consentiti per i plastificanti. Ancora più preoccupante il risultato sulle calzature di sicurezza: otto modelli su dieci non rispettavano requisiti fondamentali di protezione.
«Chi acquista a basso costo non dovrebbe mettere a rischio la propria salute. Quando i prodotti non rispettano gli standard di sicurezza europei, il divertimento della caccia all'affare finisce», avverte Markus Rabanser (nella foto), presidente di Federmoda nell'Unione commercio turismo servizi Alto Adige. Secondo l'associazione, i risultati evidenziano le criticità del commercio online internazionale a basso costo e la necessità di rafforzare i controlli sui prodotti importati.
Rabanser denuncia anche una disparità di trattamento tra i negozi locali, obbligati a rispettare norme rigorose, e le grandi piattaforme internazionali. «Le nostre imprese commerciali devono rispettare standard severi, mentre sul mercato europeo continuano ad arrivare prodotti che non li soddisfano. Non si tratta né di concorrenza leale né di tutela responsabile dei consumatori». L'Unione chiede controlli più efficaci e maggiori responsabilità per le piattaforme che commercializzano questi articoli.
Per Federmoda Alto Adige, l'indagine rappresenta anche un'occasione per rilanciare il valore dei negozi specializzati. La possibilità di provare le scarpe, verificare materiali e lavorazione e ricevere assistenza prima e dopo l'acquisto costituisce, secondo Rabanser, un vantaggio rispetto agli acquisti online. «Il prezzo più basso non coincide automaticamente con il miglior affare. Chi acquista a livello locale sceglie qualità, fiducia e assistenza personalizzata, sostenendo allo stesso tempo le nostre imprese, i posti di lavoro e la vitalità dei centri urbani».


