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BOLZANO. Bandiere austriache, salve d’onore e richiami all’identità tirolese nel cuore di Bolzano. La celebrazione degli Schützen in piazza Walther, organizzata domenica 25 ottobre alla vigilia della festa nazionale austriaca, si trasforma in un caso politico. A incendiare il confronto sono le parole del comandante provinciale Christoph Schmid, che denuncia presunti ostacoli delle autorità italiane all’organizzazione della manifestazione, e la durissima replica del deputato Alessandro Urzì, che accusa gli Schützen di alimentare nostalgie incompatibili con i principi dell’autonomia altoatesina.
La manifestazione, caratterizzata dal tradizionale Großer Österreichischer Zapfenstreich, ha visto sfilare compagnie di Schützen, bande musicali e rappresentanti istituzionali. Tra i presenti la vicepresidente provinciale Rosmarie Pamer, l’ex presidente Luis Durnwalder e il console generale austriaco Wolfgang Lukas Strohmayer. Durante la cerimonia è stata issata la bandiera austriaca, accompagnata dalle salve d’onore e dalla commemorazione dei caduti. Schmid ha rivendicato il legame storico con Vienna, dichiarando: «Siamo una minoranza austriaca nello Stato italiano». Il comandante ha inoltre sostenuto che nei giorni precedenti sarebbero state sollevate obiezioni sull’esposizione della bandiera e sulle salve, chiedendo all’Austria di intervenire nel proprio ruolo di potenza tutrice.
Parole che hanno provocato la reazione di Urzì, che definisce la manifestazione «nostalgica» e richiama addirittura la teoria dell’Anschluss nazista, accusando gli organizzatori di mettere in discussione le relazioni tra Italia e Austria. Il parlamentare parla di una rappresentazione «grottesca dell’anti-autonomismo» e sostiene che simili iniziative rischino di minare il significato degli accordi internazionali su cui si fonda l’autonomia altoatesina. Secondo Urzì, il patto del 1946 tra Roma e Vienna ha garantito la tutela della minoranza linguistica tedesca all’interno della Repubblica italiana, nel quadro del riconoscimento del confine del Brennero.
«O si crede e si difende l’autonomia come un patto di lealtà o se ne mettono in discussione i presupposti fissati nel 1946», afferma Urzì, che invita gli Schützen a rivolgere eventuali rivendicazioni territoriali direttamente a Vienna o Innsbruck. Il deputato sostiene che l’Austria non abbia mai rimesso in discussione gli accordi e che eventuali contestazioni dei confini rischierebbero di compromettere la stabilità europea. Da qui l’attacco ai partecipanti, descritti come «uno sparuto gruppo di nostalgici in patetico costume», e l’accusa di essere «nemici giurati dell’autonomia».
Due posizioni contrapposte che riportano al centro del dibattito il rapporto tra identità tirolese, appartenenza allo Stato italiano e autonomia dell’Alto Adige. Da una parte gli Schützen rivendicano il diritto di celebrare i propri legami storici e culturali con l’Austria, dall’altra Urzì considera le loro dichiarazioni una provocazione politica. Il parlamentare conclude sostenendo che queste manifestazioni non siano in grado di compromettere la convivenza tra i gruppi linguistici, costruita sul rispetto reciproco e sugli accordi tra Italia e Austria.


































