BOLZANO. Mentre in piazza Erbe si sente ancora il profumo delle caldarroste autunnali, sul ghiacciaio della val Senales l'inverno è già iniziato da un po'. A oltre 3mila metri di altitudine, con temperature di -7 gradi, ci si prepara all'apertura di tutti gli undici impianti, attesa per il 29 novembre. Intanto, con quattro seggiovie e skilift già operativi, i primi appassionati hanno rispolverato gli scarponi. Tutti si sono muniti di casco: da quest'anno obbligatorio a prescindere dall'età. Sulle piste della Alpin Arena Senales in un mercoledì mattina di fine novembre si incrociano futuri maestri di sci alle prese con il corso di formazione, pensionati e sporadici sciatori da tutto il Nordest, anche atleti della Nazionale in pieno regime di allenamento. Il sole mette di buon umore, ma chi ama la montagna guarda speranzoso alle previsioni dei prossimi giorni. Maltempo? «Nevicate». Una benedizione in questi inverni asciutti. Sotto il ghiacciaio, nelle piste a valle, i cannoni sparano all'impazzata. Cinque euro al metro cubo è ormai il costo, tra acqua ed energia, della neve artificiale (vedi articolo sotto). «Bene allora che nevichi, anche se significa qualche giorno di nuvolo», spiega l'istruttore di sci alpino Mattia Damare. I suoi allievi si preparano a prendere il brevetto per insegnare a sciare nei comprensori di tutto l'Alto Adige. Per la formazione scelgono la val Senales, sul ghiacciaio degli inverni lunghi.

Sicurezza

L'obbligo del casco per chiunque pratichi sci, snowboard o slittino pare non infastidire nessuno, anzi. «Lo abbiamo sempre messo», spiegano Lorenzo Bordonali, 26 anni, e Marek Visintin, 19. «In generale l'ho sempre visto indossare praticamente da tutti - prosegue Visintin - a parte quando ci sono gli eventi vintage: lì in molti scendono in pista con il cappello o con le fasce, come si faceva una volta». Tutti ricordiamo Gustav Thöni e gli altri della Valanga azzurra gareggiare alle olimpiadi indossando solo berretti. Oggi, al di là dell'obbligo, sarebbe impensabile non indossarlo anche nelle piste più tranquille. Sono cambiati i rischi, ma è cambiata anche la mentalità. «Quando si casca non c'è ma il rischio zero - spiega Loris Bergolato, assistente istruttore di sci e soccorritore - Quindi il casco va messo sempre, e menomale che c'è l'obbligo». Occhio però ad utilizzare quelli del nonno in cantina da decenni. «Il casco ha una data di scadenza - prosegue - Se questa è passata, oppure se si è già caduti provocando micro fratture nel dispositivo, questo potrebbe non reggere. Da soccorritore ho visto incidenti in cui il casco, magari marcito all'interno, si è spezzato in due. Meglio utilizzarne uno in buono stato, controllarlo, prendersene cura: come si fa con tutto il resto dell'attrezzatura». Sotto la tuta in molti indossano anche il guscio paraschiena. «Per stare sicuri, soprattutto se si ha già avuto qualche infortunio o se si soffre di dolori vari - spiega Giorgio Guella - Lo indosso da qualche anno e non tornei mai indietro». Sempre per la sicurezza in pista, dal gennaio 2022 in Italia è obbligatoria l'assicurazione. Anche questa un costo che sciatori e snowboardisti accettano con tranquillità. «Si tratta sempre di una cautela in più, per se stessi e soprattutto per gli altri», così Bordonali. Vista la moda degli sport invernali, infatti, in pista scendono sempre più sciatori alle prime armi.

La lunga stagione
Nunzio Zorzi
, maestro di sci trentino, da anni passa l'inverno in val Senales. Qui inizia a lavorare sulle piste a fine settembre e prosegue fino ai primi di maggio. «Una stagione lunga perfetta per noi che lavoriamo con gli sci. Con 67 anni e oltre quaranta di esperienza ho girato tutto il mondo per sciare. Poi ho scelto di fermarmi qui, in Alto Adige, vicino a casa». I fratelli Guella, Giorgio e Gilldo, per sciare in val Senales si sono fatti due ore di macchina da Torbole. «Avevamo voglia di indossare gli sci presto - sorridono - Questa è la prima discesa dell'inverno: serve a togliere la ruggine. Abbiamo deciso di venire oggi per approfittare del bel tempo». Anna e Andrea Luminati, dal Ticino svizzero, non indossano gli sci ma hanno deciso comunque di salire sul ghiacciaio per dare un'occhiata. «Sono paesaggi da mozzare il fiato», commentano sulla ripida salita che dalla fermata a monte della funivia porta alla piattaforma "Ötzi Peak", «Anche da noi in Svizzera la neve è sempre più rara. I ghiacciai sono luoghi magnifici che vanno tutelati».