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BOLZANO. La Süd-Tiroler Freiheit accusa l’assessora provinciale Rosmarie Pamer di aver negato informazioni richieste dal movimento in Consiglio provinciale sulle abitazioni messe a disposizione degli stranieri nei diversi Comuni dell’Alto Adige. Il partito di opposizione annuncia ora nuovi passi, tra cui il coinvolgimento del presidente del Consiglio provinciale e la presentazione di un’ulteriore interrogazione.
Al centro della polemica c’è la richiesta di conoscere quali Comuni mettano a disposizione alloggi per cittadini stranieri e quali invece non lo facciano. Secondo quanto riferisce la Süd-Tiroler Freiheit, Pamer avrebbe ritenuto la comunicazione di queste informazioni «non opportuna» per ragioni legate alla protezione dei dati e all’integrazione, facendo inoltre riferimento alla mancanza del requisito della «necessità».
Una motivazione che la Süd-Tiroler Freiheit contesta duramente. Il movimento sottolinea di non aver chiesto nomi, indirizzi o altre informazioni personali, ma esclusivamente l’elenco dei Comuni coinvolti. Per questo ritiene che il richiamo alla tutela della privacy non sia pertinente rispetto al contenuto dell’interrogazione.
La questione, secondo il partito, riguarda anche le prerogative dell’opposizione in Consiglio provinciale. La Süd-Tiroler Freiheit sostiene che non possa spettare ai componenti della Giunta stabilire se una domanda presentata dall’opposizione sia «opportuna» o «necessaria», perché il diritto di ottenere informazioni sarebbe uno degli strumenti fondamentali dell’attività di controllo politico.
Il movimento critica inoltre la politica provinciale relativa agli alloggi destinati agli stranieri, sostenendo che una parte della popolazione sia contraria alla loro messa a disposizione gratuita. Si tratta della posizione espressa dalla Süd-Tiroler Freiheit nella nota, che accusa Rosmarie Pamer di sottrarsi al confronto sul tema.
La Süd-Tiroler Freiheit annuncia quindi che porterà il caso all’attenzione del presidente del Consiglio provinciale e presenterà una nuova interrogazione. «I cittadini dell’Alto Adige hanno il diritto di sapere dove finiscono i loro soldi delle tasse», sostiene il movimento, che considera la vicenda tutt’altro che conclusa.


