BOLZANO. In Alto Adige la conciliazione tra lavoro e famiglia passa anche dagli orari delle scuole dell’infanzia. Quando i servizi non riescono a rispondere alle esigenze dei genitori, a pagare il prezzo più alto sono spesso le donne, costrette a ridurre l’orario di lavoro, rinunciare a opportunità professionali o interrompere la propria carriera. È da questo problema che parte l’intervento della Commissione provinciale per le pari opportunità, che sostiene le richieste della Consulta per la famiglia e sollecita la Provincia a intervenire.

La richiesta più concreta riguarda gli orari di apertura delle scuole dell’infanzia: garantire il servizio almeno fino alle 14.30 tutti i giorni, venerdì compreso, fin dalla prima settimana dell’anno scolastico. L’obiettivo è offrire alle famiglie una programmazione affidabile, evitando che l’organizzazione della cura dei figli diventi un ostacolo alla continuità lavorativa.

Per la presidente della Commissione, Ulrike Oberhammer, investire nei servizi per l’infanzia significa intervenire non soltanto sul benessere delle famiglie, ma anche sull’economia del territorio. Se un genitore è costretto a lavorare meno per mancanza di un servizio adeguato, le conseguenze si estendono oltre il bilancio domestico: le imprese possono perdere competenze e la collettività rinuncia a una parte delle entrate fiscali e contributive.

Il problema, sottolinea la Commissione, non si esaurisce nel periodo in cui i figli sono piccoli. Le rinunce professionali possono tradursi in minori guadagni, pensioni più basse e maggiore rischio di dipendenza economica nella vecchiaia. Per questo la disponibilità di servizi educativi adeguati viene indicata come una condizione essenziale per rendere effettiva la parità di genere.

«La parità non può rimanere soltanto sulla carta», afferma Oberhammer, richiamando il Piano d’azione provinciale ÆQUITAS 2023-2028. Il documento contiene già misure per sviluppare modelli di scuola aperta durante tutto l’anno, potenziare l’assistenza all’infanzia e favorire una maggiore flessibilità degli orari lavorativi. Secondo la presidente, è arrivato il momento di passare dalle previsioni agli interventi concreti.

La vicepresidente Nadia Mazzardis richiama anche le trasformazioni del mercato del lavoro legate all’automazione e all’intelligenza artificiale. In uno scenario nel quale alcune professioni potrebbero cambiare profondamente, avverte, non si può continuare ad affidare soprattutto alle donne il peso del lavoro di cura non retribuito. Servono invece investimenti nei servizi educativi, nella formazione e nell’autonomia economica femminile.

Accanto all’estensione degli orari, la Commissione sostiene una maggiore autonomia del calendario delle scuole dell’infanzia rispetto a quello delle scuole primarie e una riduzione degli adempimenti burocratici per il personale educativo. Per rendere possibili questi cambiamenti, indica inoltre la necessità di personale sufficiente, condizioni di lavoro adeguate e una programmazione più stabile.

L’appello alla Giunta provinciale è quindi quello di dare seguito alle richieste della Consulta per la famiglia e alle misure già previste dal piano ÆQUITAS, con tempi certi e impegni verificabili. Il nodo, per la Commissione, è fare in modo che la cura dei figli non continui a tradursi soprattutto in rinunce professionali per le donne.