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BOLZANO. Inutile girarci intorno: venuta meno la leva obbligatoria, sono a mano a mano diminuiti anche gli alpini nelle sezioni territoriali. Il gruppo Centro prova a scalfire le identità storiche e geografiche, di quartiere. «Perché non unire le forze tra gruppi cittadini?», si chiede. Una provocazione, certo. Ciascun gruppo ha la propria storia e le proprie «missioni». Chissà però che qualcuno non colga lo spunto. Le quaranta sezioni sparse per la provincia raccolgono circa 2mila soci ordinari, cioè coloro che per un breve o un lungo periodo hanno indossato la divisa, e altri 500 soci aggregati che sono simpatizzanti e amici.
Se gli aggregati si mantengono costanti, i soci ordinari diminuiscono in media di 60 o 70 unità l'anno, e questo perché gli anziani che vengono meno non sono rimpiazzati a sufficienza dai giovani in servizio attivo. Nove dei quaranta gruppi hanno la sede a Bolzano e altri due nel circondario (Cardano e Terlano).Alcuni si chiedono se non sia giunto il momento di unire le forze. Secondo i promotori, i tempi sono maturi e c'è la consapevolezza di un cambiamento necessario, affinché i gruppi di Bolzano, il cui numero di soci non è sfuggito alle sforbiciate date dagli anni e dai tempi che cambiano, si uniscano per dare nuovo slancio alle iniziative dei volontari.
Ne è convinto Domenico Garofalo, a capo del gruppo Centro, il quale ricorda a tutti i gruppi il legame originale, quello vero che li unisce: l'essere alpini. «La festa di fine estate del gruppo alpini Bolzano Centro, l'ultimo fine settimana di agosto nella piazza delle feste al Talvera, è stata molto più di un evento conviviale: è stata una testimonianza concreta di ciò che possiamo realizzare quando collaboriamo con spirito aperto e solidale».
Un'iniziativa che ha visto quattro gruppi alpini, Centro, Cardano, Gries e Oltrisarco, lavorare all'unisono, sancendo il successo dell'iniziativa che ha ospitato anche il raduno nazionale delle Harley Davidson, «un'occasione unica che ha portato entusiasmo, curiosità e un vivace scambio tra mondi apparentemente lontani, ma uniti dalla voglia di stare insieme», dice Garofalo. Ma è sullo spirito alpino che si concentra il capogruppo, perché «proprio da questa esperienza nasce una riflessione importante: alcuni capigruppo hanno espresso la volontà di avviare un processo di accorpamento tra i gruppi alpini di Bolzano. Non per perdere identità, ma per ottimizzare le risorse e rafforzare la nostra presenza sul territorio e rispondere con maggiore efficacia alle crescenti necessità della comunità».
Questo perché il numero dei volontari tende a diminuire e secondo Garofalo l'unica soluzione per non divenire soltanto figure di rappresentanza «è l'unione, che può rappresentare non solo una strategia, ma una vera e propria rinascita». Come tutti i gruppi degli alpini, anche quello del Centro «crede profondamente nel valore dell'incontro, della cooperazione e della costruzione di ponti», afferma il capogruppo, «È grazie a questa mentalità aperta che possiamo continuare a essere utili, a promuovere il bene comune e a dare vita a iniziative che lascino il segno».


