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BOLZANO. Si è quasi dimezzata in sette anni la quota dei giovani altoatesini che non studiano e non lavorano. Sono i cosiddetti Neet, acronimo di “Neither in Employment nor in Education or Training”: nel 2018 rappresentavano l’11% della fascia interessata, mentre nel 2025 il dato è sceso al 5,6%, secondo l’ultima rilevazione dell’Istituto provinciale di statistica Astat.
La diminuzione è stata particolarmente marcata nell’ultimo anno. Tra il 2024 e il 2025 la percentuale dei Neet tra i 15 e i 29 anni rispetto alla popolazione residente della stessa fascia d’età è infatti passata dall’8 al 5,6%. Un andamento che la Provincia vuole consolidare, soprattutto considerando la carenza di personale qualificato e le prossime ondate di pensionamenti.
L’assessora provinciale al Lavoro Magdalena Amhof punta sulla prevenzione precoce e su un accompagnamento più intenso dei giovani disoccupati. Tra gli strumenti indicati ci sono orientamento professionale, qualificazione, contrasto all’abbandono scolastico e servizi per l’infanzia, questi ultimi ritenuti importanti anche per migliorare la conciliazione tra famiglia e lavoro.
L’obiettivo della Provincia è accompagnare il maggior numero possibile di ragazzi e ragazze dalla formazione direttamente al mondo del lavoro, riducendo al minimo i periodi di inattività. Secondo Amhof, il calo dei Neet è legato sia al cambiamento demografico sia alle politiche adottate negli ultimi anni. Una tendenza considerata positiva anche sul piano sociale: facilitare l’ingresso dei giovani nell’occupazione significa infatti offrire loro maggiori possibilità di costruire un percorso professionale stabile.


