Bolzano

Settecento euro per vivere in 35 metri: viaggio nella palazzina in cui è morto Oufrid Zidane

Dovevano essere uffici, ma sono diventati abitazioni: una sola stanza usata come soggiorno, camera da letto e cucina. Nella palazzina in questione ci sono anche alloggi più grandi, che arrivano al massimo a 50 metri quadrati: l'affitto lievita fino a mille euro


Ermanno Amedei


BOLZANO. Il portone è sempre aperto, chiunque può ancora entrare nel palazzo in via del Ronco 5b dove, giovedì scorso, ha trovato la morte, cadendo dal nono piano nella tromba delle scale, il 33enne Oufrid Zidane.

Una vicenda che ha scosso il quartiere e che ha acceso i riflettori su quel condominio, non soltanto per il degrado, ma anche per le condizioni in cui ci si vive e su quanto i residenti sono costretti a pagare per avere un tetto sulla testa.

Non è soltanto una storia di "caro-affitto", è qualcosa che va oltre, causata da un sistema che lambisce i margini dello sfruttamento. In quel palazzo, nato per ospitare uffici, vivono intere famiglie in monolocali da 35 metri quadrati, senza balconi, né cantine o garage, pagando 700 euro di affitto oltre a 155 euro di spese condominiali.

Una spesa enorme per chi, svolgendo lavori umili, riesce a portare a casa uno stipendio di poco superiore ai mille euro. «Sono qui da 40 anni, sono stato il primo commerciante ad aprire in questa struttura - dice l'edicolante Stefano Menini -. Ho visto tanti cambiamenti, a cominciare dal cambio di destinazione d'uso: da centro direzionale e commerciale è diventato un quartiere dormitorio. Poi arriva il Serd e tanti problemi anche se negli ultimi anni è migliorato». Menini conosceva di vista il 33enne morto. «Veniva a comprare sigarette, oppure lo vedevo qui fuori che ne chiedeva una».

Nel frattempo si avvicina un residente che abita ai piani alti della palazzina. Racconta di avere conosciuto la vittima durante il ramadan dello scorso anno. «Veniva a dormire qua sopra. Era tranquillo. Giovedì mattina, alle 8, sono sceso per fare la spesa e quando sono arrivato al piano terra ho trovato quel corpo. Era a faccia a terra e non l'ho riconosciuto. Poi la polizia mi ha fatto vedere la foto e ho capito chi fosse».

Mentre parla effettua un'operazione alla ricevitoria: paga l'affitto di casa. «Lo capisco - continua -. Trovare da dormire a Bolzano è un problema. Da sette anni pago 700 euro al mese, oltre a 155 euro di spese condominiali e poi spendo altri cento euro per la corrente». Ci mostra la ricevuta dell'avvenuto pagamento e ci spiega che abita in un monolocale di 35 metri quadrati. Praticamente è una stanza in cui c'è cucina, soggiorno e camera da letto, mentre il bagno è separato. Non ci sono balconi, non c'è cantina né garage.

«Noi siamo anche fortunati perché siamo in due - continua -, ma ci sono famiglie con tre figli che vivono negli stessi nostri spazi». Ci sono, nella palazzina, anche alloggi più grandi, che arrivano al massimo a 50 metri quadrati: l'affitto lievita fino a mille euro. L'affannosa ricerca di spazio vitale è evidente nei corridoi dove si lasciano panni stesi ad asciugare oppure si parcheggia ciò che non trova posto in casa.

Sono in tutto un centinaio di miniappartamenti, tutti di proprietà privata, e tutti affittati. Nonostante prezzi esorbitanti per queste condizioni abitative, ogni giorno sono tante le persone disperate che chiedono all'edicolante e al custode se si fosse liberato qualche alloggio. Insomma, "c'è la fila" per vivere così e fa riflettere che sia tra le più ricercate offerte abitative private che la città possa offrire.

Per alcuni, probabilmente, è anche l'unica possibilità di avere una casa, considerando la rarità di locatori disposti ad affittare alloggi a cittadini stranieri. «In questo palazzo dovevano esserci soltanto uffici della Provincia. Per questo sono stati costruiti senza balconi e in modo che fossero soltanto ambienti di lavoro. Poi quegli uffici sono stati spostati nel palazzo di fronte e i proprietari dell'immobile hanno deciso di trasformare tutto in alloggi» ricostruisce Kleodjan Luku, presidente della circoscrizione Europa-Novacella.

«È il quartiere forse più popoloso e ci vive tanta brava gente, molti stranieri. Nella moltitudine, così come ovunque, in mezzo c'è di tutto, generando situazioni di insicurezza simili ad altre zone della città. Quindi con il cambio di amministrazione non è cambiato nulla, ma sappiamo benissimo che gli strumenti in mano al sindaco sono ben pochi». La sicurezza, però, non sembra essere il problema principale di chi vive nel quartiere.

«Passo spesso davanti a questo palazzo - racconta Sonia Sandoval che abita in una traversa poco distante - ci sono molti che chiedono le elemosina, ma non sono mai stata aggredita o minacciata. Nonostante questo, ho un po' di paura. Ho letto che brutta fine ha fatto quell'uomo. Ho pensato che era una povera persona con difficoltà a trovare casa».

Anche Erna Leitner non avverte insicurezza. Dei suoi 82 anni, 45 li ha vissuti nel quartiere: «Mi sono sempre trovata bene. Non esco molto. Lo faccio soltanto per fare la spesa e passeggiare. Tra l'altro mi sento anche sicura perché vivo all'ottavo piano e poi - dice orgogliosa - mi protegge mio figlio».













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