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Bolzano. Se il centro per il rimpatrio (Cpr) si farà, dipenderà dal governo. In ogni caso, non sarà il Cpr regionale ipotizzato nei mesi scorsi. «Nel nostro caso sarebbero due strutture separate, una per ciascuna provincia», fa sapere il presidente Arno Kompatscher da Roma, dove insieme all'assessora Ulli Mair e alla senatrice della Svp Julia Unterberger ieri ha incontrato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Da Trento, il governatore Maurizio Fugatti conferma: «Se si faranno, saranno due». Dal Viminale sono arrivate anche garanzie di «massima collaborazione e massimo sostegno al nuovo questore», così l'assessora alla Sicurezza e alla prevenzione della violenza.
Il centro per il rimpatrio
I centri per il rimpatrio sono strutture di detenzione per persone senza permesso di soggiorno e contestualmente anche dichiarate soggetti socialmente pericolosi. Questo è quel che prevede la normativa: il governatore altoatesino tiene a dirlo ogni volta che si parla di Cpr. Anche a Bolzano l'anno scorso si era formato un fronte No Cpr. Altri, una volta capito che si stava puntando sull'area adiacente all'aeroporto, hanno costituito il fronte del «no» a un centro rimpatri a Bolzano. Sono sorte polemiche su polemiche.Kompatscher è tornato sull'aspetto dei diritti ieri. «Se nella gestione si riescono a dare le giuste garanzie anche sul piano umanitario, dall'assistenza sanitaria a quella psicologica e così via, il progetto ci trova favorevoli», dice, «Il ministro ci ha spiegato che il governo sta lavorando su un'integrazione della normativa proprio in questa direzione».Al Viminale non si è parlato di scadenze. Kompatscher e Ulli Mair hanno ribadito la posizione del governo provinciale, contenuta anche nel programma di coalizione: «Se lo Stato realizzasse una struttura di questo tipo, allora deve limitarsi alle necessità locali e agire nel contesto di una strategia che riguardi tutte le regioni».
Le forze di polizia
Molteplici i temi dello scambio a quattro. Tra questi, il tema del trasporto oltreconfine delle armi storiche, sollevato dagli Schützen, e la possibilità di una proroga (anche attingendo a fondi della Provincia) oltre i canonici tre mesi dei cosiddetti progetti Sai, che Palazzo Widmann ritiene utili per una più efficiente ed efficace politica di integrazione. «Si trattava di capire come la Provincia possa sostenere al meglio le forze dell'ordine nell'ambito della pubblica sicurezza, tenendo conto del programma di coalizione», così Kompatscher.Ulli Mair va nel dettaglio: «Il ministro ha assicurato il pieno sostegno all'approccio del nuovo questore di Bolzano, Paolo Sartori. Io stessa ho ringraziato il Viminale e le autorità competenti per la scelta di una persona così valida. Piantedosi ha apprezzato il nostro programma e la decisione di istituire un assessorato alla Sicurezza. Ha mostrato comprensione per il nostro desiderio di aumentare le misure per la percezione della sicurezza da un lato e per la sicurezza concreta dall'altro».La senatrice capogruppo delle Autonomie invece ha chiesto al ministro dell'Interno che gli agenti della polizia locale siano equiparati, in alcuni ambiti, alle forze dell'ordine nazionali e abbiano accesso alle loro banche dati. Inoltre, aggiunge Julia Unterberger, «ho chiesto al ministro che i permessi di soggiorno vengano rilasciati molto più rapidamente».
La cassa integrazione invernale
Nel pomeriggio, Kompatscher ha incontrato il direttore generale dell'Inps, Vincenzo Caridi. Al centro del colloquio la concessione della cassa integrazione invernale ai lavoratori altoatesini in relazione a un'interpretazione delle norme troppo restrittiva secondo le imprese altoatesine.L'incontro è risultato interlocutorio, come informa la Provincia. Ne serviranno altri per entrare nel dettaglio della questione.


