PHOTO
BOLZANO. Un contributo contro la desertificazione dei negozi che si sta facendo sempre più pesante in tutti i comuni della provincia. La propone l'Unione commercio attraverso il presidente Philipp Moser, la rilancia Dominik Oberstaller, presidente del Consorzio comuni dell'Alto Adige.Si tratta, in estrema sintesi, di un contributo che varia dai 5.000 e i 15.000 euro che le singole amministrazioni potrebbero di volta in volta stanziare per dare una mano a chi è in difficoltà. Da utilizzare per avviare una nuova attività, ristrutturare gli spazi e in caso di ricambio generazionale. Interessato il sindaco Claudio Corrarati: «Verifico il parere legale dell'Unione con l'Avvocatura, penso a grandi linee la proposta può far ripartire attività in fase di rilancio. Non per pagare mobili o affitti arretrati».
La proposta dell'Unione
Unione e Consorzio annunciano che i comuni possono finanziare in modo mirato le aziende nei centri storici. «Se prendiamo Bolzano - dice Moser - mi sembra che a soffrire più di tutte siano soprattutto le zone periferiche. Se fossi io il sindaco penserei soprattutto ai rioni». L'Unione ha in mano un parere giuridico redatto da due professionisti - il professore universitario di Innsbruck Peter Hilpold e il professore universitario di Padova, Paolo Piva - giunti, dice il presidente - a una conclusione chiara. «I comuni sono legalmente autorizzati a erogare sostegni finanziati alle imprese per la rivitalizzazione dei centri storici - e non solo (quindi anche le periferie) l'ordinamento giuridico li incoraggia a prendere misure mirate per vivacizzare i centri urbani».
Contributi tra 5 e 15 mila euro
I contributi variano da un minimo di 5 mila ad un massimo di 15 mila euro. «In passato - continua Moser - una dozzina di comuni hanno concesso contributi in caso di apertura di attività commerciali, acquisizioni o successioni. Ma va anche detto che in alcuni casi, l'incertezza giuridica ha portato alla sospensione del sostegno. La perizia toglie ogni dubbio e getta le basi per un rinnovato e chiaro impegno per la rivitalizzazione dei centri urbani».
Il sindaco: «Verifico il parere»
Corrarati ascolta e prende nota. «Come prima cosa devo verificare il parere legale dell'Unione con l'Avvocatura e mettere a budget eventuali fondi che però non devono servire a tappare i buchi. Penso che la proposta possa servire a far ripartire attività che vogliono rilanciare, non per pagare mobili o affitti arretrati. Vedrei bene un contributo mirato a chi vuole ristrutturare un'attività, reinventarla, rilanciarla, rinnovandola col digitale adesso che il commercio online preme come mai successo prima. Tutto quel che serve a far ripartire l'economia nei quartieri che hanno bisogno di nuove idee mi va benissimo».
Modello di contratto
Oberstaller parla di sinergia e stretta collaborazione con l'Unione. «Come Consorzio stiamo preparando per tutti i comuni un modello di contratto per questo tipo di incentivi. L'attrattiva dei nostri centri storici dipende in gran parte dalle attività commerciali, artigianali, della ristorazione e dei servizi che vi operano. A risultare fondamentale è lo scambio e il dialogo tra comuni e imprese». Unione e Consorzio invitano tutti i comuni a investire nello sviluppo dei loro centri storici - e non solo - a fornire finanziamenti legalmente validi e a sostenere attivamente l'apertura di nuove attività commerciali. «Si tratta di preservare e sviluppare ulteriormente le nostre città e i nostri paesi vivaci, attraenti e vivibili».
Parere legale: i punti cardine
I programmi di finanziamento comunale sono giuridicamente validi, giustificati nei fatti e concepiti in modo trasparente ma ci sono dei paletti da seguire. Assegnazione chiara: i contributi devono essere assegnati in conformità all'articolo 12 della Legge n. 241/1990, ovvero secondo criteri chiari, predefiniti e trasparenti. I contributi devono essere conformi alla normativa UE in materia di aiuti di Stato (obbligo di avere sede in Italia). Essenziale che i comuni adottino normative chiare e trasparenti che stabiliscano chi può ricevere finanziamenti (ad esempio, PMI o microimprese), quali progetti sono ammissibili al finanziamento e a quali condizioni i finanziamenti vengono ritirati o recuperati. Tra le possibili misure rientrano sia strumenti finanziari (contributi, agevolazioni fiscali, fondi speciali) sia misure non finanziarie (come misure di pianificazione urbana/territoriale).


