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TESERO. Sono trascorsi 41 anni dalla tragedia di Stava, una delle più gravi catastrofi della storia italiana. Alle 12.22 del 19 luglio 1985 cedettero gli argini dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel, liberando una massa di circa 180 mila metri cubi di acqua e fango che, trascinando con sé altri 50 mila metri cubi di materiale, si abbatté sull'abitato.
La colata distrusse case, alberghi e attività, cancellando in pochi istanti un'intera comunità. Il bilancio fu drammatico: morirono 268 persone, tra cui 28 bambini con meno di dieci anni. Soltanto 20 persone vennero estratte vive dalle macerie.
I soccorsi partirono immediatamente e coinvolsero un imponente dispiegamento di uomini e mezzi. Parteciparono oltre 18 mila soccorritori, tra cui più di 8 mila Vigili del fuoco volontari del Trentino, i Vigili del fuoco permanenti di Trento, circa 4 mila militari del 4º Corpo d'armata alpino, il Soccorso Alpino, i Vigili del fuoco volontari e permanenti dell'Alto Adige, Croce Rossa, Croce Bianca, Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Corpo forestale, unità cinofile, sommozzatori e centinaia di volontari.
Per le operazioni di emergenza furono impiegati 19 elicotteri, 774 automezzi, 137 mezzi speciali, 16 gru a braccio lungo, 72 fotoelettriche, 5 battelli, 26 ambulanze, 27 cucine da campo, 144 radio portatili e 4 ponti radio. La tragedia di Stava resta ancora oggi una ferita aperta per il Trentino e un simbolo della necessità di garantire sicurezza e prevenzione nella gestione del territorio.


