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BOLZANO. Le retribuzioni nel settore privato in Alto Adige superano del 10% la media nazionale, registrando un trend di crescita nettamente superiore a quello del resto d'Italia, ma il forte rincaro del costo della vita finisce per azzerare i reali vantaggi sul potere d'acquisto delle famiglie.
È quanto emerge dal più recente studio dell'Istituto Promozione Lavoratori (Ipl), condotto sulle ultime rilevazioni dell'Osservatorio Inps. Nel 2024 la retribuzione lorda media giornaliera di un lavoratore dipendente a tempo pieno in provincia di Bolzano si attesta a 130 euro, rispetto ai 118 euro registrati su scala nazionale. Questo incremento ha permesso all'Alto Adige di scalare la classifica delle province italiane per livelli salariali, passando dall'ottava alla terza posizione assoluta, alle spalle unicamente di Milano e Roma.
Il vantaggio retributivo rispetto alla media del Paese risulta peraltro molto più marcato nelle qualifiche d'ingresso o intermedie, con gli operai a +19,3% e gli impiegati a +17,2%, mentre per la categoria dirigenziale il margine si assottiglia al +6,1%. A frenare i benefici per i lavoratori interviene tuttavia l'andamento dell'inflazione locale.
Se nell'arco di un decennio i salari nominali privati in provincia sono aumentati del 21,5% contro il 14,2% nazionale, nello stesso periodo i prezzi al consumo in Alto Adige sono schizzati verso l'alto del 27,3%. Come sottolineato dal direttore Ipl, Stefan Perini, l'adeguamento delle buste paga è riuscito a compensare soltanto tre quarti del reale aumento del costo della vita, confermando come la perdita di potere d'acquisto rimanga un nodo critico sia sul piano provinciale che su quello nazionale


