BOLZANO. Il cuore del procedimento giudiziario in corso a Bolzano ruota attorno a una questione tanto cruciale quanto delicata: il consenso. È su questo punto che si gioca l’esito del processo che vede tre lavoratori stagionali di origine kosovara imputati per violenza sessuale di gruppo, in seguito alla denuncia presentata da una turista. I fatti risalgono alla notte tra il 17 e il 18 gennaio 2023, in Val Gardena.
 

Secondo l'accusa e la parte civile, quella notte si è consumata una violenza. La Procura, rappresentata dalla pm Rosita Degasperi, ha chiesto una condanna di dieci anni di reclusione per ciascuno dei tre imputati. Di tutt’altro avviso la difesa, che sostiene l’esatto contrario: per gli avvocati Federico Fava, Marco Ferretti ed Enrico Lofoco, il rapporto sarebbe avvenuto con il consenso della ragazza.


Nel corso delle arringhe difensive, i legali hanno sottolineato numerose incongruenze nel racconto della giovane, dichiarando che neppure durante l’incidente probatorio sarebbero emerse versioni coerenti dei fatti. A supporto della loro tesi, in aula sono stati proiettati i filmati di videosorveglianza registrati quella notte. Secondo la difesa, proprio da quelle immagini emergerebbe un comportamento della ragazza compatibile con un consenso volontario.

La ricostruzione dei difensori contrasta nettamente con quella della Procura e dell’avvocato di parte civile, Vittorio Papa, che insistono sul carattere coercitivo dell’atto e sulla mancanza di consenso.

Il dibattimento prosegue, ma il verdetto dipenderà proprio da come i giudici valuteranno il nodo centrale del caso: se ci sia stato, o meno, un consenso reale e consapevole.