BOLZANO. La Comunità Papa Giovanni XXIII e Comunione e Liberazione esprimono il loro pieno sostegno alle parole del vescovo Ivo Muser nel dibattito sul suicidio assistito in Alto Adige, dopo che la proposta di regolamentazione è stata momentaneamente ritirata.

In una nota congiunta, le due associazioni affermano di condividere l'allarme lanciato dal presule e ribadiscono che «la vera risposta alla sofferenza e alla paura della morte non può essere l'aiuto a morire, ma un rafforzamento sistematico dell'assistenza umana e sanitaria».

Secondo le associazioni, «la malattia e il dolore non privano mai una persona della sua dignità, che va difesa dal concepimento fino alla morte naturale». Per questo il tema del fine vita, sostengono, non può essere affrontato attraverso «scorciatoie legislative» che prevedano il suicidio assistito, ma richiede lo sviluppo di forme di accompagnamento negli ultimi momenti della vita con un adeguato supporto medico, psicologico e pastorale.

La Comunità Papa Giovanni XXIII e Comunione e Liberazione dichiarano inoltre di aderire «con convinzione al grido del vescovo Muser», sottolineando che la sofferenza nelle fasi terminali della vita «non è mai solo una questione clinica, ma un appello profondo alla nostra umanità». Pur riconoscendo che la paura di una malattia terminale o di un processo di morte doloroso possa spingere molte persone a considerare il suicidio medicalmente assistito come unica soluzione, le associazioni ribadiscono che «il dolore, per quanto atroce, non deve mai diventare il pretesto per cancellare la vita».